Il potere della magistratura di sinistra

In una nazione libera e democratica il popolo elegge i parlamentari ed il governo, organismi che approvano le leggi che poi i magistrati ed i giudici devono applicare. In tutte le Grandi Democrazie compiute e mature funziona così tranne che in Italia, dove tutto è rovesciato. Nel Belpaese la Giustizia è lenta e macchinosa, tranne che per i processi dove sono coinvolti i politici di destra, ed i magistrati legati alla sinistra interpretano le leggi a loro piacimento.
Magistratura Democratica è la maggiore organizzazione sindacale del settore. Con l'aiuto di togati a loro vicini i Kompagni sono riusciti ad eliminare dalla scena politica prima Andreotti, assolto con formula piena, e poi Craxi, costretto ad un esilio che pur volontario gli è costato la vita. Entrambi hanno dovuto subire condanne senza prove, solo perché "non potevano non sapere". Ma il giochetto, dopo dieci anni di processi,   con Berlusconi non ci sono ancora riusciti, anche se nel 1994 erano riusciti ad abbatterlo, e ora si stanno disperando ed innervosendo non sapendo più come fare a riconquistare le amate poltrone.

Quando le decisioni della magistratura, o di parte di essa, hanno come conseguenza l'abbattimento di governi, o la modifica profonda della scena politica, si può arrivare alla conclusione che il vero potere è tenuto da essi e non dal governo in carica. E che una parte di giudici e magistrati è politicizzata lo si evince chiaramente dal "resistere,resistere,resistere" di Borrelli, da e-mail e volantinaggi anti-Berlusconi e dagli scioperi indetti dal Csm. Non mi sembra di ricordare che mai ne siano avvenuti in passato, perché ora questi scioperi e non quando governava il centro-sinistra? Le cose andavano meglio? Non credo proprio! Ultima conferma è la candidatura a sindaco di Venezia per i Ds da parte di Casson, già in aspettativa dalla magistratura, alle elezioni del 3-4 aprile 2005.


Con questa Giustizia malata e schizofrenica ne pagano le conseguenze anche i "comuni mortali" a causa di procedimenti penali che durano anni e anni anche per cose di poco conto.Tale situazione ho potuto toccarla con mano direttamente alcune volte, così  come milioni di altre persone. Finisce così che coloro che dovrebbero essere i veri tenutari del potere, i cittadini, diventano l'ultima ruota del carro e sono gabbati due volte: nelle lungaggini dei processi e nella loro scelta elettorale.

Tornando al Cavaliere ed agli altri colleghi di partito ( Previti e Dell'Utri) occorre ricordare che tutto è iniziato nel 1993 dopo la "discesa in campo", senza la quale c'è da pensare che non si sarebbe messo in piedi alcun procedimento. Oltre dieci anni di processi si sono conclusi il 10 dicembre 2004 con tutte assoluzioni per Berlusconi (anche le prescrizioni praticamente sono da ritenersi assoluzioni come vedremo) e condanne in primo grado per gli altri due che probabilmente si trasformeranno in assoluzioni nel prossimo dibattimento, come avvenuto per Andreotti. Politicamente però quello che conta è la condanna iniziale anche se l'ordinamento giudiziario italiano prevede che un imputato è da ritenersi colpevole soltanto dopo la condanna definitiva. Ma questi per la sinistra sono solo dettagli, come dettaglio è la prescrizione. Se si arriva ad oltrepassare i tempi vuol dire che molte cose nel sistema giudiziario italiano non funzionano e che la sinistra quando governava non aveva ovviamente interesse a far funzionare. Pertanto se si giunge fino alla prescrizione non può certo essere colpa dell'imputato, che quindi va ritenuto in ogni modo innocente. La più vergognosa conseguenza è che si perdono anni, soldi e tempo per niente e si tralasciano così cose più importanti.

<In tutti i Paesi del mondo, tranne l’Italia, un magistrato che sfrutta il suo carisma per guadagnare consensi e combattere i governi è un problema grave. In Inghilterra i magistrati non vanno in televisione tranne che per eventi eccezionali che riguardano la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico. Le immagini dei processi non sono trasmissibili dalle televisioni né riproducibili sui giornali: non solo a tutela degli imputati per un sentimento innato di garantismo, ma anche per una naturale limitazione del protagonismo di chi indossa una toga. Nel nostro Paese Antonio Di Pietro ha costruito il suo consenso trasformando ogni udienza giudiziaria in una puntata di Un Giorno in Pretura. È in questo Paese che i magistrati sono diventati popolari acconsentendo l’ingresso in aula di imputati con le manette ai polsi (chiedere ad Enzo Carra per conferma). È in questo Paese che il pool di Mani pulite ha potuto persino diffondere un videomessaggio a reti unificate per contestare un decreto del governo (chi non ci credesse vada a cercare su Youtube il programma di Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo nell’agosto del 1994). Certo, si dirà, lo strapotere della funzione giudiziaria in Italia ha una storia antica: Montecitorio sorge sul colle dove i romani avevano elevato il Montecitatorio. Ed è anche vero che la giustizia politica in Italia è nata molto prima di Francesco Saverio Borrelli, sotto i ferri arroventati dell’Inquisizione. Galileo Galilei fu tenuto prigioniero a piazza del Collegio Romano nella fortezza che conteneva nello stesso tempo la chiesa di Sant’Ignazio e le celle dove venivano torturati e interrogati gli eretici. E forse non è nemmeno un caso che l’unico altro esempio di protagonismo della magistratura in tutto il mondo occidentale, quello di Baltasar Garzón, anche lui magistrato e indagato al pari di Di Pietro, sia nato in quella Spagna che come l’Italia metteva a fuoco le carni degli eretici. Ma se tutti i Paesi devono pagare un pedaggio alla loro storia non è certo ammissibile che in Italia il vuoto del centrosinistra sia colmato dalle interpretazioni dei magistrati superstar. Oggi in Italia è considerato normale che i pm partecipino alle assemblee di redazione di giornali politici (è capitato con il dottor Antonio Ingroia e il dottor Roberto Scarpinato, presenti al seminario fondativo del Fatto). Oggi in Italia non stupisce che un magistrato passi dall’inchiesta contro alcuni politici ai duelli nei salotti Rai contro quegli stessi politici. Oggi in Italia si accetta che un magistrato si candidi nella stessa circoscrizione elettorale in cui esercita il proprio mandato. In realtà è fuorilegge anche in Italia, ma è accaduto lo stesso con il dottor De Magistris, plebiscitario con 400mila preferenze alle elezioni europee. Questo è un Paese in cui gli slogan dei centri sociali devono il loro copyright al Subcomandante Marcos, a Hugo Chavez e al procuratore generale di Milano. Chi non ci credesse digiti «resistere, resistere e ancora resistere» su Google. Questi pm italiani scrivono sui giornali, imperversano ad «Annozero», pubblicano libri sui loro processi, guadagnando soldi e scusate se è poco. E sono persino riusciti a convincerci che l’anomalia italiana sarebbe la volontà di Berlusconi di continuare a fare politica dopo aver ricevuto il mandato popolare più ampio dal dopoguerra ad oggi. Ecco perché per risolvere questo problema non basta un’interrogazione o un’ispezione ministeriale, bisogna che l’opinione pubblica apra gli occhi e capisca che quando l’inquisitore mette la sua toga sotto i riflettori siamo tutti meno liberi e siamo tutti più insicuri.> Salvatore Spataro, il Giornale lunedì 23 novembre 2009