Ma dov'è questa crisi? - Benessere diffuso

L'8 gennaio 2006 Mimmo Sperandio scrive a il Giornale: <...Si è speso più che lo scorso anno in generi alimentari per il cenone di Natale e quello di San Silvestro...Ma d'altronde bastava guardarsi attorno per accorgersi del benessere generalizzato, bastava guardare i negozi, i ristoranti, gli aeroporti dove a frotte partivano per mete esotiche e soleggiate...> Gli risponde Paolo Granzotto: <...il boom del credito al consumo incoraggiato dalle offerte di minirate senza interessi che inducono a volte a fare il passo più lungo della gamba. Perchè i 30 euri qui, i 40 là, gli altri 45 per il televisore al plasma, gli altri 80 per una settimana alle Seychelles, a fine mese tocca versarli, ma pagare le rate non è sinonimo di indigenza. Non può essere povera una nazione dove sei multinazionali si contendono a bordate di milioni di euri il mercato dei cerca abbonati...Ma davvero uno che scuce tremila e passa lire per avere un numero di telefono rinuncia poi ai broccoletti o alle patate perchè costano venti centesimi più dello scorso anno?...Gente povera, povera come l'intendono i Biagi e i Prodi, butta via i soldi così?...>     

La sinistra è solita a dire che gli italiani sono più poveri, ma la realtà dei numeri è che l'11% è sulla soglia di povertà ed altrettanti circa sono ricchissimi. Numeri che Enrico Letta della Margherita in un dibattito televisivo ha dovuto suo malgrado confermare. Così è da sempre e non per colpa del Governo Berlusconi che secondo i guru della sinistra non avrebbe vigilato sull'aumento esagerato dei prezzi, che peraltro si è avverato solo in alcuni settori e non nella grande distribuzione. Nessun governo di nessun Paese può intervenire sul libero mercato. La conferma di una inesistente aumentata povertà viene dal boom di immatricolazioni di auto, dall'aumento delle entrate fiscali e dall'aumento della domanda di offerta turistica per l'estate 2006, 850.000 turisti in più. Ovviamente Prodi ed i suoi prodini tentano goffamente, come sempre, di prendersi meriti inesistenti.  

Le "cassandre" della sinistra vengono azzittite il 10 maggio 2006 dall'Istat che accerta la crescita del Pil (Prodotto Interno Lordo) all'1,5% come non avveniva dal 2001, come in tutta Europa (che ha registrato uno 0,8 in più rispetto all'Italia, come si ripete da tanti anni). Crescita confermata e migliorata nel secondo trimestre. Questa è la conferma (anche se non ce ne era bisogno) che l'economia va così, alcuni anni sale e altri scende, e non era certo colpa del Governo Berlusconi se fra il 2000 ed il 2005 era calata. Ora il nuovo governo dell'Unione si troverà avvantaggiato dalla ripresa economica in atto (la buona stella lo toccò anche nel 1996) ma non avrà la finta scusante dei conti disastrati, da usare come passaporto per nuove stangate alle tasche degli italiani.