Parafrasando la celebre frase di Massimo D'Azeglio, uno degli artefici dell'Unità d'Italia, occorrerebbe dire che “fatta l'Europa ora bisogna fare gli europei". L’Europa economica e finanziaria è fatta, ma quella umana e democratica è ancora lontana e dopo le prime decisioni il compito mi sembra alquanto difficile e preoccupante. L’Europa non si sta dimostrando la casa dei popoli, ma un contenitore informe ed illiberale: prima non ha voluto inserire nella sua Costituzione il riferimento alle radici cristiane ed ora vuole togliere i crocifissi. Inoltre vuole che tutti ci adeguiamo al senso comune di approvazione di trans ed omosessuali, come come accaduto nella vicenda di Buttiglione qualche anno fa.
Il Cristo sulla Croce non è solo un fatto religioso, ma in primo luogo simbolo del più alto sacrificio per il prossimo. Di questo Uomo, inerme ma immenso nel suo messaggio d’amore, ne sono impregnate la nostra storia, la nostra cultura, l’arte ed il territorio. Che si sia credenti o no la realtà è questa, e lo è anche nelle altre religioni. Un popolo senza identità e senza radici non ha futuro. A tal proposito mi sembrano significative le frasi del cardinale Angelo Bagnasco: “certa Europa toglie i crocifissi e lascia zucche vuote” ed in contraltare quella del cantautore Pierangelo Bertoli (che era uomo di sinistra, come quasi tutti i cantanti chissà poi perchè), tratta da una sua celebre canzone: “affronterò la vita a muso duro, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Frase che io completerei in questo modo: < ricordare il passato per vivere meglio il presente e guardare al futuro >.
