Bulli? no, delinquenti

No non chiamiamoli bulli e le loro azioni bullismo, ma semplicemente delinquenti che usano violenza vigliacca coperti nel branco. Nel vocabolario bullo ha un significato meno cruento: giovane spavaldo, sbruffone e prepotente.

Ma quando la prepotenza sfocia in azioni così violente, come sta succedendo, occorre definirli soltanto delinquenti e come tali bisogna trattarli, senza abbandonarsi all’alibi dell’età e del pietismo inutile e dannoso. Vero è che la famiglia ha un ruolo importante nell’educazione, ma spesso non è in grado di risolvere tutte le situazioni e dove non arrivano i genitori devono esserci lo Stato e le Istituzioni. Purtroppo però in Italia sono più carenti queste ultime che la famiglia, spesso per accaparrarsi le simpatie politiche ci si rifugia nel buonismo a tutti i costi e si lasciano impuniti reati terribili. Questi piccoli delinquenti si sentono forti oltre che per lo scudo del gruppo anche perché tanto sanno che poi non gli verrà fatto alcunché (l’indulto è stato un pessimo maestro), invece occorrerebbe recluderli in istituti appositi e obbligati a studiare e lavorare. Per tutti gli altri sarebbe necessario un rispetto più rigoroso della convivenza, come ad esempio andare a scuola vestiti in maniera decente e senza telefonino (a cosa serve lì non si sa proprio) e fuori della scuola fare rispettare le regole comuni come il codice della strada e gli orari notturni, sia per l’adeguato riposo che per non disturbare chi già sta dormendo. Come già detto la famiglia è fondamentale ma non può arrivare dappertutto e lo Stato deve affiancarla. Ad esempio cercai di convincere i figli adolescenti a tornare alle due il sabato sera, ma com’era possibile se le discoteche aprivano ed aprono all’una e mezza? Fortunatamente ho due figli corretti e responsabili che non si fanno canne o peggio, e nemmeno bevono e fumano, ma purtroppo non può essere così per tutti.