Ma dov'è questa crisi?

" Si lamenta Nicodemo, della crisi, lui che và...nel casinò di Sanremo, a giocare il baccarà -Ah...la crisi!- Ma cos'è questa crisi? " Così si esprimeva una ironica canzonetta nel 1933 e dopo oltre settant'anni ridiventa attuale.
 I problemi dell'euro, la congiuntura economica negativa e la concorrenza dei nuovi mercati asiatici. Tutto ciò ha contribuito a rinvigorire l'atavica tendenza del popolo italiano a lamentarsi ed a contestare il governo in carica. La sinistra ha colto al volo la situazione con la solita abilità e soffia sul fuoco, addirittura sbandierando ai quattro venti che l'Italia è sull'orlo del baratro e solo se andranno a governare loro potrà fare...un passo avanti. La realtà ovviamente è l'esatto contrario: l'Italia è un grande Paese, una delle sette potenze mondiali, e le difficoltà possono essere superate agevolmente con l'impegno di tutti, e che le difficoltà vengono da lontano e dai governi della sinistra che non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto.

Comunque la situazione non è così tragica come viene dipinta e basta guardarsi attorno per verificarlo: supermercati e grandi magazzini sono sempre pieni e presi d'assalto quelli appena inaugurati. Gli stadi sono gremiti ed i concerti dei grandi cantanti registrano sempre il pienone ed esigenza di repliche. Le località turistiche italiane sono ben frequentate ed aumentano anche i viaggi all'estero. Le strade sono sempre più intasate e la vendita di automobili in crescita, siamo la nazione con la più alta percentuale pro capite. Come lo siamo nel numero di telefoni cellulari, una indagine ha rilevato curiosamente che i ragazzini italiani spendono il 28% della paghetta settimanale per le ricariche. L'82% degli italiani ha la casa in proprietà. E questo sarebbe un paese in crisi?


L'8 gennaio 2006 Mimmo Sperandio scrive a il Giornale: <...Si è speso più che lo scorso anno in generi alimentari per il cenone di Natale e quello di San Silvestro...Ma d'altronde bastava guardarsi attorno per accorgersi del benessere generalizzato, bastava guardare i negozi, i ristoranti, gli aeroporti dove a frotte partivano per mete esotiche e soleggiate...> Gli risponde Paolo Granzotto: <...il boom del credito al consumo incoraggiato dalle offerte di minirate senza interessi che inducono a volte a fare il passo più lungo della gamba. Perchè i 30 euri qui, i 40 là, gli altri 45 per il televisore al plasma, gli altri 80 per una settimana alle Seychelles, a fine mese tocca versarli, ma pagare le rate non è sinonimo di indigenza. Non può essere povera una nazione dove sei multinazionali si contendono a bordate di milioni di euri il mercato dei cerca abbonati...Ma davvero uno che scuce tremila e passa lire per avere un numero di telefono rinuncia poi ai broccoletti o alle patate perchè costano venti centesimi più dello scorso anno?...Gente povera, povera come l'intendono i Biagi e i Prodi, butta via i soldi così?...>     

La sinistra è solita a dire che gli italiani sono più poveri, ma la realtà dei numeri è che l'11% è sulla soglia di povertà ed altrettanti circa sono ricchissimi. Numeri che Enrico Letta della Margherita in un dibattito televisivo ha dovuto suo malgrado confermare. Così è da sempre e non per colpa del Governo Berlusconi che secondo i guru della sinistra non avrebbe vigilato sull'aumento esagerato dei prezzi, che peraltro si è avverato solo in alcuni settori e non nella grande distribuzione. Nessun governo di nessun Paese può intervenire sul libero mercato. La conferma di una inesistente aumentata povertà viene dal boom di immatricolazioni di auto, dall'aumento delle entrate fiscali e dall'aumento della domanda di offerta turistica per l'estate 2006, 850.000 turisti in più. Ovviamente Prodi ed i suoi prodini tentano goffamente, come sempre, di prendersi meriti inesistenti.  

Le "cassandre" della sinistra vengono azzittite il 10 maggio 2006 dall'Istat che accerta la crescita del Pil (Prodotto Interno Lordo) all'1,5% come non avveniva dal 2001, come in tutta Europa (che ha registrato uno 0,8 in più rispetto all'Italia, come si ripete da tanti anni). Crescita confermata e migliorata nel secondo trimestre. Questa è la conferma (anche se non ce ne era bisogno) che l'economia va così, alcuni anni sale e altri scende, e non era certo colpa del Governo Berlusconi se fra il 2000 ed il 2005 era calata. Ora il nuovo governo dell'Unione si troverà avvantaggiato dalla ripresa economica in atto (la buona stella lo toccò anche nel 1996) ma non avrà la finta scusante dei conti disastrati, da usare come passaporto per nuove stangate alle tasche degli italiani.