Rosy nel pugno

Pur di accontentare gli alleati comunisti e anticlericali, la "pasionaria" ex-democristiana Rosy Bindi, divenuta ministra della famiglia nel secondo tragico governo Prodi, pensa bene di scardinare la famiglia anzichè proteggerla e rinforzarla.

Così lei e le sue compagne di lotta e di governo si inventano un mostro legislativo chiamato Dico, che si propone di dare presunti diritti (ma niente doveri) alle coppie di fatto ed omosessuali. Se ne infischia dei continui ed accorati appelli di Papa Benedetto XVI al rispetto dei valori "non negoziabili", supportato dai Vescovi. Anzi si appella anche lei al dogma della laicità dello Stato che viene sbandierato dai fautori del laicismo estremo, che pretendono che la Chiesa se ne stia buona e zitta nel suo angolo ad "occuparsi solo delle coscienze". Ma le coscienze sono uomini e donne, giovani e vecchi, sani e ammalati, di ogni colore e di ogni ceto sociale, che compongono l'insieme dell'umanità tutta. Quindi le cose di Dio sono per forza le cose dell'Uomo, volere escludere la fede dalla vita sociale è tipico delle dittature comuniste. Invece nell'Occidente sta avanzando sempre più il richiamo alla laicità, che spinta all'estremo è anch'essa una dittatura, come esasperazione dell'individualismo sfrenato che vede nella famiglia naturale un ostacolo da abbattere, perchè impone doveri sociali che molti non si vogliono più assumere. Se davvero la ministra per la Famiglia vuole difendere quest'ultima farebbe bene a mettere in atto misure adeguate e non quella distruttiva dei cosiddetti Dico. Come ad esempio, sotto l'aspetto economico, che non è certo di poca importanza, il quoziente familiare per chiedere una tassazione proporzionata al numero dei componenti.