In Iraq contro il terrorismo

 Il motivo del petrolio è una colossale e vergognosa bugia della sinistra, il terrorismo sta minacciando il mondo intero e la sinistra italiana parteggia per i terroristi! Spesso Bush è stato paragonato a Saddam o a Hitler. Si sente dire: "nè con Saddam o i terroristi nè con Bush", allora con chi?


 Oppure: "siamo con gli americani non con Bush", ma ,se il oltre 50% degli americani (compreso Clinton) ha approvato l'intervento in Iraq e l'80% (compreso Kerry) non vuole il ritiro delle truppe, con chi stanno i compagni? Probabilmente dalla parte di chi vuole riportare l'Antica Babilonia nel terrore, chiedendo il ritiro dei soldati l'effetto sarà questo. D'altronde amano definire gli americani come invasori e paragonano le atrocità dei terroristi alla resistenza dei partigiani italiani, una teoria allucinante che ripudia chi ci ha liberato sessant'anni fa. Oppure si indignano per "questa sporca guerra per il petrolio" e perché la guerra secondo loro ha aumentato il terrorismo. Si appellano all'Onu poi, quando le Nazioni Unite con la risoluzione1511 rendono legittimo l'intervento post-bellico di 38 Paesi  e ora si apprestano a prendere in mano più decisamente la situazione, affermano che non c'è una vera svolta. Quale sarà poi questa svolta della crisi irachena che chiede la sinistra italiana (con qualche eccezione per fortuna)? Forse il ritorno al potere di altri estremisti? Per un migliore quadro della situazione riportiamo le opinioni di alcuni giornalisti.

Palo Mieli, Corriere della sera  4 dicembre 2003: "...Il tenente generale Fabio Mini, ex comandante dell'operazione di peace-skeeping, ha da poco dato alle stampe un interessantissimo libro...Dal Kosovo l'ONU può trarre l'ammaestramento di non essere in grado, per cultura e struttura, di gestire in maniera efficiente nè la crisi di bassa-media intensità nè le fasi di post-crisi di realtà complesse, ancorché di modeste dimensioni...Da parte mia, io che pure auspico un maggiore coinvolgimento dell'Onu e dell'Europa nella gestione del dopoguerra...E ovemai la parola d'ordine -consegniamo l'Iraq all'Onu- sia un modo elegante (elegante?) per dire -scappiamo di lì con una scusa qualsiasi-, ritengo che nelle condizioni di adottare questo stratagemma possano esserci tutti, proprio tutti, tranne chi, poco meno di cinque anni fa, ci ha guidati in una guerra e nel dopoguerra ("umanitari",certo) del "suo" Kosovo."    


Franco Fregni, La Voce 11 maggio 2004: "...L'Iraq era arrivato a produrre 1,8 barili di petrolio al giorno rispetto ad una produzione mondiale di 75 milioni. Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale con 8 milioni di barili/giorno, al pari della Russia. Il primo è l'Arabia Saudita con 8,5.(Fonte Sole 24 Ore). Quindi di petrolio ne hanno da sommergerci...il petrolio, a mio modesto parere, è importante per una ragione strategica -cioè togliere risorse al "nemico". Aggiungo ancora che il petrolio iracheno e gli affari con Saddam li facevano sopratutto quelle nazioni (Francia, Germania e Russia) che non hanno partecipato alla guerra..."

Massimo Introvigne, il Giornale 14 maggio 2004: "...La terra martire per eccellenza del terrorismo ultra-fondamentalista è l'Algeria: centomila morti, ammazzati in dieci anni. I morti algerini di terrorismo, circa diecimila all'anno prima dell'11 settembre, sono diventati un migliaio nel 2002 e qualche centinaia nel 2003...ulteriormente diminuito negli ultimi dodici mesi...Chi è impegnato a scappare e nascondersi non può che rallentare la preparazione degli attentati...anche il numero di morti ammazzati da Hamas negli ultimi mesi è diminuito..."

Mario Giordano, il Giornale 19 maggio 2004: "...In Ruanda nel 2004 gli Stati Uniti decisero che la loro pace valeva più della pace di quel Paese. Se ne andarono...Se con le armi si evitano 800mila morti, usare le armi non è forse la migliore forma di pace possibile?...E se la pace non c'è come si fa a portarla? Con i biscottini e il caffelatte? Con le buone intenzioni? Con i libri di Gino Strada?...quando la pace viene attaccata le bandiere arcobaleno non servono. Servono gli uomini come Matteo Vanzan...forse non è il mondo in cui vorremmo vivere. Ma, piaccia o no, è il mondo in cui viviamo."        

Anche la Conferenza Episcopale Italiana ha ribadito che non si possono abbandonare gli iracheni ad un tragico e terribile destino. Stesso appello è stato praticamente lanciato dal segretario dell'Onu Kofi Annan dopo le storiche elezioni del 30 gennaio 2005, dove oltre 8 milioni di iracheni hanno sfidato le minacce dei terroristi ed hanno mostrato orgogliosamente il dito macchiato d'inchiostro. Nel dibattito al Senato per la conferma della missione italiana, il senatore UDC D'Onofrio ha detto. < Dove sono presenti gli italiani si è registrata la più alta percentuale di votanti >.