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A tal proposito vorrei ricordare le inaspettate parole del cardinale Ersilio Tonini ha praticamente affermato che Biagi è stato ucciso, come già aveva scritto “l’Unità”. Ho sempre avuto grande ammirazione per Tonini ma stavolta, forse complice l’emozione del momento, penso proprio che abbia toppato. Credo che Biagi sia stato minato nel fisico dalla morte della moglie e della figlia, e di questo me ne dispiace molto, non certo perché “gli hanno tolto il lavoro”. Questa affermazione potrebbe avere un senso se rivolta verso un quarantenne od un cinquantenne, che non saprebbe dove poi andare a sbattere la testa, ma non certo per un ultraottantenne con una buona pensione ed un contratto principesco. Altrimenti se a qualcuno venisse in mente di mettere a riposo Mike Buongiorno deve stare molto attento, correrebbe il rischio di essere accusato di tentato omicidio.Anche nel consiglio comunale di Misano del 14 novembre c’è chi non ha voluto ricordare Don Oreste ( ed i Martiri di Nassirya) nel minuto di silenzio. Ma l’umanità intera perde una di quelle persone che purtroppo non nascono tutti i giorni. Lo conobbi quarant’anni fa in occasione del campeggio preju (come si diceva allora) alla Madonna delle vette di Canazei. Rimasi immediatamente colpito ed entusiasmato dalla sua profonda fede e dal suo modo efficace di trasmetterla: nella parola, nelle azioni, nel sorriso e nella semplicità. Lo ebbi poi come insegnante di religione al liceo, ben voluto e amato da tutti. Riminese d’adozione ma misanese d’origine mi diceva con orgoglio “a so’ ad Fagnen”, un ghetto ai confini con San Clemente. Nei primi anni settanta fondò la prima comunità, rivolta in particolare modo verso gli handicappati ed i più poveri e soli. Nella nostra parrocchia si iniziò a collaborare, per quanto possibile, con iniziative e incontri. Poi negli anni ottanta la sua azione si allargò al recupero dei tossicodipendenti e negli anni novanta alla liberazione delle “schiave del sesso”, abbracciando il pianeta intero. Non si preoccupava della sua salute, ha pregato fino all’ultimo giorno per i “bimbi mai nati”. Per se stesso concedeva poco o niente, la sua “tonaca lisa” è infatti diventata il suo emblema. Si permetteva poche pause, lo ricordo prendere sonno spesso solo in auto fra un viaggio e l’altro. Vero ultimo fra gli ultimi. Santo fra i santi, anche se probabilmente lui non si riteneva tale, ma lo era e lo è sempre, senza ombra di dubbio. Speriamo che la sua opera continui come prima e più di prima. Ciao caro don Oreste.- << Prec
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