La notte fra il 1 e il 2 novembre Don Oreste Benzi ha fatto ritorno alla Casa del Padre, forse per non far torto né ai Santi e nè ai Morti, come ha detto il nuovo vescovo di Rimini nella sua omelia. Dopo pochi giorni scompare anche il grande giornalista Enzo Biagi, ma dopo avere assistito al suo funerale, su Rai News 24, il mio stato d’animo è ben diverso.
Sincero cordoglio per la scomparsa di una persona e di un grande giornalista, Dio lo accoglierà sicuramente in cielo, però le parole ed i gesti restano ed alcune cose che egli ha detto e fatto non sono all'altezza della sua fama. La sua proverbiale ironia per una volta ha lasciato il posto ad offese gratuite e scorrettezze elettorali inaccettabili in una compiuta democrazia. Rivedendo l’intervista a Benigni del 10 maggio 2001, proprio al termine della campagna elettorale, l’indignazione è di nuovo affiorata e se quest’intervista è stata la causa del suo allontanamento è più che giusto. Però la figlia Bice ancora oggi, nel giorno del dolore, ha ricordato la presunta ingiustizia del cosiddetto “editto bulgaro”. Non solo Biagi approfittò della sua posizione per mettere in atto una scorrettezza mai osata da nessuno, dopo qualche anno scrisse sul Corriere della Sera del "...servilismo degli estimatori di Berlusconi...". Offendendo così me e tanti milioni di italiani che hanno votato e votano liberamente, senza alcun condizionamento, Berlusconi ed il suo progetto politico. Queste due morti sono avvenute quasi in contemporanea, curiosamente come Madre Teresa di Calcutta e Lady Diana, ma il comportamento dei politici è stato ben diverso. Al funerale di Don Oreste non c’era quasi nessuno, mentre da Biagi sono accorsi il primo ministro Prodi, il nuovo leader Veltroni, il ministro Gentiloni, il sindaco Cofferati e altri. Come mai? E’ forse stato l’ultimo ringraziamento per averli aiutati a vincere per un soffio le elezioni? Biagi ha continuato ad aiutare la sinistra anche dopo “Il Fatto” e forse anche più. Infatti Prodi e compagni hanno sempre usato l’argomento della “martirizzazione” dei giornalisti per fronteggiare Berlusconi. Ancora adesso lo stanno riproponendo, forse perché si sentono già in campagna elettorale, anche con il ritorno di Celentano che proprio due anni fa denunciò falsamente la mancanza di libertà di stampa. Ma è bene ricordare che la censura è tipica della cultura di sinistra, testimoni ne sono le querele a Forattini e il divieto a Filippo Facci, da parte della Rai(che è controllata dalla sinistra), di partecipare alla trasmissione Annozero di Santoro, dove si trattava appunto della morte di Enzo Biagi e delle presunte epurazioni.
A tal proposito vorrei ricordare le inaspettate parole del cardinale Ersilio Tonini ha praticamente affermato che Biagi è stato ucciso, come già aveva scritto “l’Unità”. Ho sempre avuto grande ammirazione per Tonini ma stavolta, forse complice l’emozione del momento, penso proprio che abbia toppato. Credo che Biagi sia stato minato nel fisico dalla morte della moglie e della figlia, e di questo me ne dispiace molto, non certo perché “gli hanno tolto il lavoro”. Questa affermazione potrebbe avere un senso se rivolta verso un quarantenne od un cinquantenne, che non saprebbe dove poi andare a sbattere la testa, ma non certo per un ultraottantenne con una buona pensione ed un contratto principesco. Altrimenti se a qualcuno venisse in mente di mettere a riposo Mike Buongiorno deve stare molto attento, correrebbe il rischio di essere accusato di tentato omicidio.Anche nel consiglio comunale di Misano del 14 novembre c’è chi non ha voluto ricordare Don Oreste ( ed i Martiri di Nassirya) nel minuto di silenzio. Ma l’umanità intera perde una di quelle persone che purtroppo non nascono tutti i giorni. Lo conobbi quarant’anni fa in occasione del campeggio preju (come si diceva allora) alla Madonna delle vette di Canazei. Rimasi immediatamente colpito ed entusiasmato dalla sua profonda fede e dal suo modo efficace di trasmetterla: nella parola, nelle azioni, nel sorriso e nella semplicità. Lo ebbi poi come insegnante di religione al liceo, ben voluto e amato da tutti. Riminese d’adozione ma misanese d’origine mi diceva con orgoglio “a so’ ad Fagnen”, un ghetto ai confini con San Clemente. Nei primi anni settanta fondò la prima comunità, rivolta in particolare modo verso gli handicappati ed i più poveri e soli. Nella nostra parrocchia si iniziò a collaborare, per quanto possibile, con iniziative e incontri. Poi negli anni ottanta la sua azione si allargò al recupero dei tossicodipendenti e negli anni novanta alla liberazione delle “schiave del sesso”, abbracciando il pianeta intero. Non si preoccupava della sua salute, ha pregato fino all’ultimo giorno per i “bimbi mai nati”. Per se stesso concedeva poco o niente, la sua “tonaca lisa” è infatti diventata il suo emblema. Si permetteva poche pause, lo ricordo prendere sonno spesso solo in auto fra un viaggio e l’altro. Vero ultimo fra gli ultimi. Santo fra i santi, anche se probabilmente lui non si riteneva tale, ma lo era e lo è sempre, senza ombra di dubbio. Speriamo che la sua opera continui come prima e più di prima. Ciao caro don Oreste.
