L'andeva mei quand l'andeva peg

 

Da "L'Amico" n.2/1993

< Può sembrare la solita frase ad effetto ma pensandoci su bene riassume in poche parole i profondi mutamenti sociali economici e tecnologici, avvenuti dal dopoguerra ad oggi. Viene così da domandarsi se si stava meglio allora o adesso, ed io credo che, senza essere nostalgici a tutti gli effetti, sotto certi aspetti si stava meglio davvero quando c'erano meno soldi e meno possedimenti.


Le persone erano più semplici e genuine e si sentivano soddisfatte con poco,  non c'era quello stress che oggi va tanto  di moda e c'era più spazio per la fantasia e la meditazione, la natura era ancora intatta con tutto il suo splendore. La famiglia era più numerosa e più unita, le sere di novembra si passavano ancora accanto al fuoco a recitare il rosario con la vecchia nonna, mentre ora si guarda la televione ognuno nella propria camera. In inverno si potevano ammirare i stupendi "fiori" di ghiaccio alle finestre che le case riscaldate odierne non disegnano più; che corse a vestirsi e spogliarsi nelle stanze gelate! Ma quanta salute! C'era ancora il gusto di una sana "cantadeina daventi un bon bicir d'vein" all'osteria.

Proviamo a ripercorrere i quarant'anni di grandi cambiamenti che l'Italia ha vissuto: l'immediato dopoguerra non l'ho vissuto ma immagino la disperazione e le difficoltà di chi doveva ricominciare daccapo. La gente si rimbocca le maniche e negli anni '50 inizia la ricostruzione fino ad arrivare al boom turistico degli anni '60, dove avvengono fatti importanti a livello mondiale tipo l'avvento della TV e l'uomo sulla Luna. La musica (importante veicolo di scambio sociale) conosce i nuovi stili beat e rock. Iniziano nel '68 le prime contestazioni studentesche e le prime mode strambe dei capelloni e degli hippy. E' questo probabilmente il ventennio più bello e gioioso della nostra storia, basti pensare che le melodiche canzoni degli anni '50 e quelle orecchiabili dei "mitici anni '60" sono ancora oggi suonate e ascoltate con quel rapimento tipico delle belle favole. Gli anni '70 annunciano il boom economico, che inevitabilmente però porta a gravi guasti sociali. Sono gli anni bui e di piombo, degli attentati e dell'omicidio di Aldo Moro, che dà via probabilmente ai giochi di potere ed al clientelismo diffuso. Gli anni '80 sono quelli della grande e fatale illusione italiana di essere fra le potenze mondiali: da una parte si vive al di sopra delle possibilità economiche e dall'altra il debito pubblico cresce paurosamente. La corsa sfrenata al benessere porta a disprezzare la vita altrui pur di ottenere potere e denaro, la incivile legge sull'aborto è un segnale preoccupante. L'escalation della mafia e della droga caratterizzano un periodo brutto e tragico. "Il bello degli anni '80 è che sono finiti", ha detto giustamente il cantante Angelo Branduardi. La trasgressione ha sostituito la razionalità delle cose e il rispetto degli altri, il mito dell'auto ed il  divertimento ad ogni costo hanno sostituito i valori morali e le regole sociali. Gli intrallazzi dei personaggi politici sono ancora sommersi e verranno a galla in questi primi anni '90.


Attualmente viviamo momenti molto confusi e il futuro è piuttosto incerto. Anche Misano ovviamente ha subito grandi trasformazioni sociali e strutturali: il pensiero mi va alla scomparsa di figure tipiche, che caratterizzavano il paese e che nella complessità delle cose di oggi non hanno modo di essere. Così i carretti di "Gargul" e "Pisein", della "Riciota" e "Fafà", del "Rumanein", sono diventati supermercati e grandi magazzini dove puoi trovare tutto tranne che la poesia di quei lavori poveri. Il simpatico Tornese cavallino a pedali di "Pio ad Crusein", gioia dei bimbi di allora, è stato sostituito da fruscianti macchine elettriche di ogni genere. I soldatini  dei giochi d'infanzia e le sfide a "piastre", coi figurini in parrocchia, sono stati sostituiti da videogame, computer e giocattoli sofisticati, che tolgono il gusto dell'interpretazione personale. Le soffici musiche che si levavano dai terrazzi dei bar al mare di "Gigi" e "Vasco", mischiandosi al risciacquo delle onde e alla brezza della sera, sono state sostituite dal rumore e dalla confusione delle discoteche. Che hanno dato alla nostra Riviera l'immagine del "divertimentificio", offuscando il valzer e la piadina e portando droga in quantità (se questo è turismo!). Anche sotto l'aspetto ambientale e urbanistico tutto è  cambiato: alla "mareina" non ci sono più le dune popolate di "spuntacul" e "bagaron marder", al posto delle palazzine stile liberty ci sono tanti palazzi che hanno occupato buona parte degli immensi campi di trent'anni fa. Misano non ha più il suo asse commerciale di Via Repubblica ma in compenso ha una viabilità più complicata di una metropoli. C'è l'autodromo e tanti impianti sportivi, ma non noto più quell'entusiasmo spontaneo che accompagnò la prima squadra di calcio e la nascita di quella di ciclismo. Tutto questo però non deve apparire un malinconico revival perchè è giusto che la società si evolva e la tecnologia progredisca, ma uno sguardo al passato deve farci fermare un attimo a meditare per poter poi dire: - L'era bel c'la volta mo dmen 'e sarà mei - >.