Altra vergognosa strumentalizzazione è quella sulla riforma delle pensioni: sempre il nostro "baffino" nel 1998 propose di mettere mano al sistema pensionistico italiano, questione ormai non più rimandabile perché i conti pubblici sono messi a dura prova dal progressivo innalzamento dell'età media. Anche l'Unione Europea, e il presidente della Commissione Romano Prodi, da anni stanno chiedendo all'Italia in primo luogo ed agli altri Paesi riforme strutturali per tenere sotto controllo il deficit. Però i sindacati, che tengono la sinistra sotto il loro dominio, si oppongono duramente e per pure speculazioni demagogiche da decenni non vogliono cambiare nulla per difendere solo gli interessi degli iscritti.
Nonostante tutto il centrosinistra si definisce riformista ed i suoi rappresentanti non perdono occasione per il richiamo ad una fantomatica casa dei riformisti. Peccato però che nei sette anni ( purtroppo ) dei loro vari governi non sono stati in grado di mettere in campo vere riforme. La riforma della scuola è stata subito modificata dalla Casa delle Libertà, mentre il federalismo varato con la modifica del titolo V della Costituzione ( a fine legislatura e con quattro miseri voti di scarto ) necessita di una legge per renderla funzionale. D'Alema fece la proposta di dare più poteri al Primo Ministro ma, andato all'opposizione, si oppone assieme a tutto il centro-sinistra alla riforma costituzionale della Casa delle Libertà che fra le tante modifiche prevede appunto un premier con più compiti e direttamente eletto dai cittadini come avviene in tutta Europa. Guai a parlare loro male di Enrico Berlinguer, ti manderebbero al confino se potessero! Eppure nel 1973 il compianto leader disse che non si governa l'Italia con il cinquantuno per cento, ovvero che, per fare le grandi riforme o per prendere le scelte decisive per il Paese, sarebbe necessario un patto fra maggioranza ed opposizione, un patto fra gentiluomini. Ma oggi la sinistra non vuole assolutamente scendere a patti con chi considera un Nemico da sconfiggere a tutti i costi!
Anche per il sistema radiotelevisivo il centro-sinistra nel 2001 emanò un decreto legge per la possibilità di attivare il digitale entro il 2006. Ora si oppone al decreto Gasparri, varato definitivamente il 2 dicembre 2003, solo perché così si salva Rete4 dall'obbligo di trasmettere via satellite. Hanno festeggiato il 15 dicembre perché il Presidente Ciampi non ha firmato la legge, rinviandola alle Camere, anche se è una prassi molto consueta nella storia repubblicana e avvenuta anche nei governi del centro-sinistra. Si sono poi lasciati andare a infami dichiarazioni il 23 quando Berlusconi, come prevede la Costituzione, ha firmato un decreto di proroga per evitare che Rete4 vada sul satellite e a Raitre venga tolta la pubblicità. Da una parte chiedono il pluralismo televisivo e organizzano girotondi per la Guzzanti, Santoro e Biagi. Dall'altra pretendono che praticamente sia oscurata l'emittente che ha per simbolo Emilio Fede, colpevole di essere troppo riverente verso il Cavaliere. E chi se ne frega se poi ci rimetteranno mille lavoratori e forse anche quelli di Raitre! E' un sacrificio che serve alla "Causa"!
