A riguardo dello sbarramento, richiesto purtroppo da tanti, sono convinto che sia una decisione non democratica perchè escludere anche un solo piccolo partito dell'1% significa escludere dalla vita politica 400.000 cittadini, che restano senza alcuna rappresentanza parlamentare, di cui tutti abbiamo diritto. Riguardo invece il bipolarismo, ritenuto necessario secondo me erroneamente da troppi politici, penso che non può funzionare perchè costringe troppi partiti diversi a stare assieme per forza. Meglio quindi quattro o cinque coalizioni che vedo bene nell'assetto classico: destra, centro-destra, centro-sinistra, sinistra.
Entrando maggiormente nei tecnicismi elettorali occorre evidenziare che il metodo proporzionale serve a determinare la consistenza dei singoli partiti o coalizioni, mentre il maggioritario è necessario per scegliere direttamente i rappresentanti parlamentari. Inoltre attualmente le Camere sono praticamente una il doppione dell'altra, con tempi di approvazione delle leggi lunghissimi causa l'iter a cui quest'ultime sono costrette. Pertanto sarebbe bene dividerne i ruoli assegnando competenze diverse, ad una regionali ed all'altra nazionali ed internazionali, ed inoltre riducendo anche i componenti. Il Senato, di soli 100 senatori, (la cosiddetta "Camera Alta" in tanti altri Paesi) si dovrebbe eleggere con metodo proporzionale su base nazionale e con competenze su politica estera ed interna. La Camera, di 300 deputati, si elegge con il maggioritario nei vari collegi e con competenze locali .
Personalmente sono convinto che il migliore sistema elettorale sia proprio il proporzionale puro senza alcun sbarramento, che può essere messo in atto in vari modi con votazioni a fiducia o addirittura senza, con fondamentale regola che è l' elezione diretta del Primo Ministro, espresso dal partito o coalizione vincente:
uno può essere un sistema basato sulle coalizioni, mantenendo l'attuale funzionamento con fiducia ma introducendo ad ogni modo due regole fondamentali per garantire la governabilità ed evitare i ribaltoni. A chi è stato eletto in un partito o coalizione deve essere vietato il cambio di coalizione, il cambio di partito è possibile solo nell'ambito della coalizione scelta prima del voto e se vuole cambiare ed uscirne può confluire nel gruppo misto, senza però la possibilità di votare la fiducia, pur svolgendo la normale attività parlamentare. In questo modo si evita il mercato dei voti parlamentari e non si tradisce la volontà degli elettori. La seconda semplice regola deve concedere una alleanza fra coalizioni affini in caso di sostanziale parità elettorale; mentre in caso di caduta del governo si può concedere l'intervento di un'altra coalizione o di una parte (escluso chi ha tolto la fiducia alla propria coalizione), ma solo per un singolo tentativo che se fallisce si deve poi tornare alle urne. Ovviamente il Primo Ministro deve essere espresso dalla coalizione vincente e non può essere un'altro. Tutto si deve svolgere sotto la guida del Presidente della Repubblica, che mantiene così il suo ruolo di garante istituzionale. In questa maniera i partiti grandi non sono ricattabili dai piccoli, che restano così legati al vincolo elettorale della coalizione scelta.
L'altro sistema, che preferisco, molto più semplice, può essere svolto senza fiducia e senza maggioranza. Come poi avviene nei Comuni, nelle Regioni ed in tanti altri Paesi. Ad esempio Macron governa in Francia con solo il 24% nel 2017 ed il 27% nel 2022. Il sindaco di Misano ha vinto nel 2019 con il 39%. Per l'attività parlamentare le leggi facenti parte del programma elettorale possono essere approvate soltanto dal partito o coalizione vincitore, collegato al candidato premier. Le altri leggi proposte si votano a maggioranza qualificata di 2/3, come avviene per le modifiche costituzionali. Il governo resta in carica finchè resta in carica il Primo Ministro, come nelle Regioni e nei Comuni. La durata della legislatura deve essere ridotta a 4 anni, sufficienti in un sistema così semplificato.
- << Prec
- Succ
