Costi della politica, potere, poltrone e “il colore (rosso) dei soldi”

 

Da tempo il centro-sinistra non fa altro che ribadire la necessità di tagliare i costi della politica, iniziativa giusta ma nella Finanziaria 2008 hanno inserito solo il taglio del numero dei consiglieri comunali e dei consigli di quartiere.


Proprio in quegli organismi più a contatto con i cittadini, mentre gli Enti più distanti e più remunerati, come i consigli regionali e le camere parlamentari, non vengono per il momento toccati. A dire il vero gli esponenti di spicco della sinistra stanno proponendo la riduzione del numero dei parlamentari, ma dopo avere bocciato con un referendum identica iniziativa messa in atto dal centrodestra. Nel dibattito parlamentare alcuni esponenti di Sinistra Democratica hanno proposto anche il rilancio dei comitati di quartiere, mentre le regioni rosse sono state le prime ad aumentare il numero degli strapagati consiglieri regionali. Una situazione schizofrenica dove da una parte si chiede una cosa e dall’altra l’esatto contrario. Il risultato pratico sarà comunque che nella prossima legislatura il nostro comune tornerà a 16 consiglieri, 11 di maggioranza e 5 di opposizione, svuotando ulteriormente un’aula consigliare che già è vuota di contenuti da parte dei consiglieri di maggioranza, che non intervengono quasi mai nei dibattiti e non presentano domande ed interpellanze, come avviene normalmente nei consessi locali e parlamentari. L’attività consigliare è attualmente sostenuta soltanto dalle opposizioni, anche se non tutte in maniera efficace, e soprattutto da noi del Polo per Misano. Riducendo il numero dei consiglieri di opposizione si riduce anche la loro potenzialità numerica ed il consiglio comunale sarà ancor più soltanto una semplice ratifica di delibere già decise in giunta. I cittadini avranno sempre meno un punto di appoggio e di portavoce nei consiglieri comunali. Ma è proprio questo che vuole la sinistra, che invece di tagliare i costi di organismi inutili taglia i contatti più vicini alla gente e poi moltiplica le poltrone che contano per gli amici e gli amici degli amici.


Questo è anche un modo per finanziare in maniera non ufficiale i partiti, infatti una parte dei lauti compensi di deputati e consiglieri regionali entra nelle casse dei partiti sotto forma di obolo a sostegno delle loro attività. “Sono stati i comunisti, e dopo di loro i post-comunisti, che hanno costruito pazientemente attraverso le assemblee rappresentative nazionali e locali un meccanismo complesso e funzionante, difficilmente smantellabile, volto a succhiare soldi dallo Stato per canalizzarlo ai rappresentanti dei partiti i quali, nel caso del Pci, hanno sempre riversato disciplinatamente una parte nelle casse del partito.” Così scrive Massimo Teodori su il Giornale, il 30 novembre 2007. Da qui si evince come comunisti, post-comunisti e catto-comunisti siano tenacemente attaccati al potere ed alle poltrone. E l’esempio più vicino a noi è la loro feroce opposizione alla costituzione della Regione Romagna, contrarietà che non ha alcun motivo valido se non nel rischio di perdere il potere in Emilia, in caso di divisione delle due regioni. A tal proposito ritengo che sarebbe molto più utile per la nostra Riviera una Regione Romagna piuttosto dell’attuale Provincia che spesso, come tutte le altre province, si dimostra di essere un ente inutile o perlomeno un doppione inutile della regione e quindi costi che si potrebbero evitare. Ma, si sa, provincia vuol dire soprattutto un certo numero di poltrone e poltroncine in più da dividere.