Repubblica gerontocratica - Riforme o disastro

L’on. Stefano Servadei del Movimento per l’Autonomia della Romagna ha rilevato che ha vinto la militanza politica. Ed è proprio stato così, evidenziato dalle stesse dichiarazioni del Magnifico Professore di Bologna che, non contento di essersi proclamato anche il primo della classe, al congresso della Uil a Roma ha detto “abbiamo fatto il triplo salto carpiato”, ovvero solo noi siamo capaci di stupire gli altri sono nulla. Prodi ha voluto rimarcare la valenza politica del referendum dopo avere criticato Berlusconi per lo stesso motivo, tanto per confermare con noncuranza l’incredibile doppiezza dei catto-comunisti. Senza considerare poi che non è vero che la sinistra ha vinto sia le elezioni politiche che quelle amministrative, in entrambe si è registrato un sostanziale pareggio. Al terzo appuntamento con le urne invece non ha perso la Casa della Libertà, ma ha perso l’Italia. Un Paese che non si ammoderna rischia di perdere competitività e ricchezza e quindi di arretrare, stavo proprio pensando questo (sempre martedì mattina) ed aprendo i giornali trovo la conferma nelle dichiarazioni di Gorgio Squinzi, presidente di Federchimica: <Avanti così rischiamo di uscire dal G8>. 

In Italia quindi se non sia hanno almeno sessant'anni non si può fare il Presidente della Repubblica, se non si hanno ottant'anni non si può invece fare il Presidente della Repubbllica. Fuori dai nostri confini non è però così, gli uomini (o le donne) che contano sono eletti fra i cinquantenni, e anche meno: Clinton e Bush negli Usa, Blair in Inghilterra, la Merkel in Germania, Aznar e Zapatero in Spagna, da ultimo Sarkozy in Francia. Guarda caso Prodi è fra i più anziani primi ministri del mondo.