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I "pacifinti", come sono stati definiti su il Giornale, marciano per chiedere la fine dei bombardamenti ma devono ancora spiegare quale sia l' altro modo per fermare i fondamentalisti islamici. A tal proposito scrive Vittorio E. Parsi sull' Avvenire del 27 ottobre 2001: "…l' impegno militare talvolta è la sola misura possibile per difendersi e questo vale anche per le democrazie. Persino di fronte a quel macello orribile che fu la Seconda Guerra Mondiale, non possiamo dimenticare che il sacrificio di centinaia di migliaia di civili tedeschi, vittime innocenti dei bombardamenti alleati, fu uno dei prezzi da pagare per sconfiggere Hitler - prima che arrivasse a mettere a punto l' arma atomica, aggiungo -. Quanti milioni di vittime in più avrebbe causato il nazismo se non fosse stato sconfitto anche a suon di bombe?…". Il nostro territorio è cosparso di cimiteri pieni di ragazzi americani e di altre nazioni che hanno dato la vita per questo, come si fa a dimenticarlo? Non si può dimenticare poi il Kosovo, come scrive ancora nello stesso articolo, "…E purtroppo è anche grazie alle bombe lanciate su Belgrado che oggi la Serbia si è avviata verso la democrazia e Milosevic non può più seminare la morte nei Balcani…". I finti marciatori di cui sopra dicono anche che tutti i morti sono uguali e questo è vero, ma c' è sicuramente differenza fra i morti delle Twin Towers ed i morti afgani "…In un caso le vittime innocenti sono state cercate e volute, anzi erano misura integrante dell' infame successo degli atti che le hanno provocate. Nell' altro caso esse sono la misura della fallibilità umana e magari anche degli errori che accompagnano purtroppo ogni agire umano..."
Da quanto sopra esposto deduco che certamente nessuna guerra è santa e nemmeno giusta, ma qualcuna è purtroppo inevitabile.
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