Il vile atto terroristico del 12 novembre 2003 a Nassiriya che è costato la vita a 17 militari e 2 civili, è il più grave dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma i nostri carabinieri e soldati da decenni si distinguono per la loro coraggiosa opera di pace e ricostruzione negli scenari delle recenti guerre.
La prima operazione si è svolta in Congo nel 1961 e poi in Libano, in Somalia, in Bosnia e Kosovo, infine in Afghanistan e Iraq. Ovunque sono riusciti a farsi benvolere dalla popolazione locale e purtroppo è proprio questo il motivo che ha scatenato le menti assassine che non vogliono la pace e la democrazia. In questo tragico evento ha colpito la compostezza dei famigliari nel loro immenso lutto, ma anche la fierezza dei commilitoni decisi nel portare a termine la missione in memoria dei loro compagni caduti. L' Italia si è stretta attorno a queste 19 bare, una fila interminabile di cittadini ha reso omaggio alla camera ardente allestita nell' Altare della Patria ed una folla immensa ha assistito ai funerali. Si è ritrovato nel lutto quell' orgoglio nazionale che si era un po' perso e si è ritrovata una unità di intenti per la lotta al terrorismo nazionale e internazionale, sempre che gli interessi politici non rovinino tutto. Ritirarsi, come chiedono Rifondazione e Verdi, vuol dire infangare la memoria dei caduti e rendere inutile la loro morte. Ma vorrebbe anche dire ricacciare il popolo iracheno nelle mani di dittatori sanguinari. Il cardinale Ruini durante la celebrazione funebre ha affermato: "I terroristi non ci fermeranno, li fronteggeremo ma non li odieremo". Il quotidiano "L'Unità", come al solito, mistifica e scrive che Ruini davanti alle bare parla di guerra e di combattere, ignobile e vergognosa strumentalizzazione politica di una tragedia nazionale e che riprenderà ancora più aspra appena il dolore si mitigherà. Anche il Papa si era espresso in precedenza contro il terrorismo.
