Terrorismo e fondamentalismo: Terza Guerra Mondiale

Elio Maraone, "L'Avvenire" 20 novembre 2003: "...per rispetto dei morti di Nasiryah - caduti nella convinzione di essere laggiù per tentare di stabilire senza violenze un ordine democratico - occorre avere il coraggio di lottare per la Pace...pace ben sappiamo che non può essere semplicemente assenza di conflitto, ma serena convivenza nel generale sviluppo umano, coesistenza che lasci spazio e pieno decoro ad ogni nazione, ad ogni cultura, ad ogni fede religiosa...che cosa possiamo e vogliamo fare contro questo terrorismo globale (cioè quello che, tra l'altro, va dall'Iraq al Medio Oriente alla Turchia)?...possono essere trovate diverse soluzioni politico-diplomatiche, all'insegna di un nuovo e più stringente mandato dell'ONU, così da fare capire agli iracheni che si tratta di un'impresa di pace e non di potere...Una volta però che questo sia accaduto (e non sarà facile), il terrorismo in Iraq e altrove non finirà di colpo...Nel frattempo, ai soldati italiani che restano laggiù o altrove, impegnati in cause di pace limpidamente riconosciute, arrivi il segno della piena approvazione nazionale. Guai a farli sentire soli."

Emma Bonino, "Il Giornale" 21 novembre 2003: "...E' un conflitto di sistemi politici: da un lato gli estremisti fanatici, dall'altro le democrazie...La forza del terrorismo è stata sottovalutata. Riad, Casablanca e ora Istambul. Guardando la carta geografica ho l'impressione che qualcuno si sia illuso...".

Paolo Guzzanti, "Il Giornale" 21 novembre 2003: "...è una guerra diversa da ogni altra guerra del passato...chi scrive, come chi legge, detesta la guerra, odia la violenza, patisce una vita politica come quella italiana fatta di odio, rancore, veleni e mascalzonate. Ma noi democratici siamo fatti così: rifiutiamo di combattere fino alla fine, cerchiamo di ragionare e dialogare fino alla fine e oltre il possibile. Poi però, quando ci tirano per la giacca e ci prendono a colpi di dinamite, reagiamo, combattiamo e, la storia insegna, con fatica e con dolore, vinciamo. Questo è ciò di cui dobbiamo renderci tutti conto e prima lo facciamo, meglio è."       

Carlo Panella, 24 novembre 2003: "Nelle moschee italiane non si definisce come atto terroristico l'uccisione dei soldati italiani, ci sono tante persone perbene fra essi ma hanno paura di esporsi."