“casta gay, i nuovi intoccabili”

Stefano Lorenzetto, il Giornale venerdì 30 novembre 2007. < E’ una lobby: in onore del politicamente corretto se ne può parlare solo bene. Chi li critica è subito un omofobo...gli omosessuali non avevano diritto di cittadinanza non solo nelle sagrestie ma neppure nel Pci. Era il 1986 quando Giancarlo Pajetta, alla vista di una foto che ritraeva Grillini con un gruppo di dirigenti gay davanti al Bottegone, reagì con uno dei suoi lapidari niet: ”io qui i finocchi non ce li voglio". Rimaneva pur sempre il partito che 37 anni prima, a Udine, aveva espulso l'omosessuale Pier Paolo Pasolini...La strategia della potentissima lobby gay appare chiara: non parlate di noi, se non per dirne bene. Questo sì che è razzismo... >

Stiamo vivendo un tempo dove si va sempre più affermando il veto su qualsiasi forma di critica al mondo omosessuale. Una certa sinistra ha eletto Vladimir Luxuria come suo eroe per l’inclinazione sessuale mostrata con determinazione e coraggio, spacciandolo come paladino di un nuovo mondo, ma sull’isola ha tenuto comportamenti bacchettoni da “donnetta del pianerottolo” che sparla di tutti. Sbandiera l'amore libero da pregiudizi e si scandalizza per un bacio fra due ragazzi normali, che seppur già impegnati, si sono trovati in una situazione di contatto forzato e normalmente provocatorio.L’Organizzazione Mondiale della Sanità non considera più l’omosessualità una malattia ma c’è anche chi, definendola una deviazione, la ritiene tale e ne ricerca la terapia. C'è chi dice che si nasce (fra gli stessi omosessuali) e questo significa che si è afflitti da una sindrome, quindi malati, al pari dei cosiddetti mongoloidi (con una definizione poco elegante, ma così è), che possiedono un cromosoma in più. Ma malato non vuol dire non essere persona, anzi può essere una situazione che arricchisce ancor più una comunità vera e solidale. Nella trasmissione “A sua immagine” ho ascoltato una ragazza down (diplomata, lavora e aiuta gli altri) esprimere frasi bellissime con assoluta serenità e gioia di vivere. Prima scherzando ha detto “io ho qualcosa che voi non avete”, riferendosi al famigerato cromosoma 21, e poi più seriamente “sono fortunata ad essere nata trent’anni fa perché oggi l’amniocentesi mi avrebbe fregata. Quindi assolutamente felice della sua anormalità; che se viene dalla nascita deve essere accettata e condivisa, ma se lo è per scelta allora può creare seri problemi.

Benedetto XVI, nel suo discorso del 22 dicembre 2008, disse “Uomo e donna: immagine di Dio, verità dell’amore. Nell’ordine della creazione un orientamento etico. Negare la natura umana apre la via all’autodistruzione.” Da parte sua il non credente Vittorino Andreoli, su Avvenire, disse “non sono patologie ma variabili all’interno di quella che si chiama normalità” e poi “non mi scandalizzo se la Chiesa decide di escludere dal sacerdozio ministeriale l’omosessuale”. Entrambi i pensatori, il grande teologo ed il grande psichiatra ateo, giungono alla stessa conclusione: l’omosessualità non è un comportamento normale e naturale, senza offesa per alcuno perché la diversità arricchisce l’umanità. Mentre la sinistra e certi benpensanti vorrebbero che tutti ci adeguassimo ad un pensiero comune. Verità è che il mondo va avanti solo se vengono rispettate le leggi della Natura, per gli atei, e di Dio per i credenti ( “li creò maschio e femmina e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi”, Genesi 1,27-28 ). Per fortuna però non tutti siamo uguali ed ogni individuo è unico ed irripetibile e quindi ogni persona è rispettabile in quanto essere umano. Al di là dell’orientamento sessuale o della condizione fisica.