Il Senato dice addio a se stesso

   Così intitola il Corriere della Sera la trasformazione del Senato approvata con soli 183 voti a fronte dei 226 che teoricamente conta la "maggioranza allargata". Praticamente, dopo millenni di onorata attività, la Camera Alta è stata declassata e privata della sua importanza, al contrario di quanto avviene in tutte le democrazie del mondo. La rivoluzione alla rovescio di Matteo Renzi porterà risparmi irrisori e probabilmente maggiore confusione e minore efficienza. La divisione di compiti delle due camere è sacrosanta ma ancor di più lo è la drastica riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi e privilegi, così come i dipendenti ed i manager pubblici. Il Senato avrebbe dovuto restare "il consiglio superiore dello Stato e delle sue istituzioni. Una riforma magnifica, all'altezza della nostra storia e dei nostri tempi", così scrisse Marcello Veneziani, ed eletto direttamente da chi detiene la sovranità in un Paese democratico: il popolo. La dichiarazione di voto di Augusto Minzolini, in dissenso da Forza Italia, è stata di altissimo spessore civile e morale. La sottoscrivo parola per parola.