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COVID-19, IL GRANDE INGANNO

Un governo di irresponsabili(Pd) e di incapaci (M5s), guidato da un megalomane, sta vergognosamente approfittando della pandemia per tirare avanti, altrimenti non ne sarebbero in grado. L'obiettivo è il 3 agosto, quando avrà inizio il semestre bianco. Il Pd soprattutto vuole eleggersi un ulteriore Presidente amico.  

Non è certamente un'ipotesi campata per aria ma la conseguenza delle aperte dichiarazioni dei leader della coalizione (Zingaretti, Di Maio, Renzi e Speranza che ora il braccio armato del premier nella gestione dell'emergenza sanitaria) che ha fatto nascere il 5 settembre 2019 l'ennesimo pastrocchio all'italiana: Il Conte II. Con il beneplacito di un Presidente chiaramente amico ed accondiscendente. L'obiettivo era duplice: "fermare Salvini e le destre", come apertamente dichiarato, ed arrivare all'elezione dell'ennesimo Presidente della Repubblica vicino (obiettivo non dichiarato ma assolutamente evidente). Ripercorrendo le tragiche vicende di questo ultimo anno, accostandole alla inaspettata scelta di mettersi insieme a nemici fin lì inavvicinabili (Pd-M5s), viene anche da pensare che sapessero già che sarebbe arrivata la pandemia. Che la Cina ha tenuto nascosta ma che sembra stata già in atto ad agosto! Il 31 gennaio viene dichiarato lo stato di emergenza in sordina, quasi nessuno se ne accorge. Così Conte, col suo governo, inaugura la stagione dei D.P.C.M. come "mai prima d’ora era accaduto che avessero una rilevanza nazionale di così grande portata". Viene impunemente scavalcata la Costituzione limitando le libertà personali, preludio ad una nuova ondata repressiva? A tal monito l'11 novembre il giornalista D'Agostino ricorda che la dittatura nazista nacque dopo la crisi economica conseguente alla pandemia della "spagnola". 

 

              

I primi due casi italiani della pandemia sono stati confermati il 30 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma. Pur con tutte le evidenze che la pandemia era già in atto Conte ed il governo sono intervenuti soltanto il 23 febbraio, dopo il primo decesso il 20, limitatamente alla Lombardia ed il Veneto. Sarebbero stati opportuni i primi provvedimenti di distanziamento già all'atto di dichiarazione dello stato di emergenza. Si sarebbe probabilmente potuto evitare il lockdown totale del 19 marzo, incredibilmente rigido solo in Italia. Terminato poi il 3 maggio, ha provocato enormi danni all'economia, alla scuola, alla salute psicofisica delle persone, che hanno dovuto subire anche un accanimento delle forze dell'ordine che non si vedeva dai tempi del nazi-fascismo! Scene di ordinaria follia che non hanno vissuto gli altri Paesi europei, che hanno riaperto le scuole a maggio. In Italia invece i bimbi sono considerati tuttora gli untori! Per fortuna che non si ammalano e non hanno conseguenze, almeno questo dà un po' di sollievo!

 

"I dati di questi giorni sono dovuti ai comportamenti di agosto. Però rispetto ad altri Paesi europei, il numero di casi è ancora più contenuto. Se vogliamo che non salgano e che la curva abbia un aggiustamento positivo dobbiamo inserire stabilmente nella nostra vita quotidiana le oramai note regole dell’igiene delle mani, personale e degli ambienti, del distanziamento interpersonale e dell’uso delle mascherine. Non paura, servono invece attenzione, consapevolezza e saper convivere con questo virus". Così Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in un intervista al Corriere della Sera, dove sottolinea che "allo stato attuale non c’è allarme". 5 settembre 2020

  

 


Elezioni regionali: in Emilia-Romagna la vittoria di Pirro del PD e la disfatta del Movimento 5 stelle.

 La "terra rossa" per eccellenza non è più rossa, il blu/verde è il colore predominante ma governa ancora il Centrosinistra (così come nell'Italia). Il presidente uscente Bonaccini si riconferma grazie alle sardine (da lui stesso ringraziate) ed al ritorno a casa di tanti ex elettori pentastellati. La Lega ed il Centrodestra trionfano nei piccoli comuni e nelle periferie. Il  Pd ed il Centrosinistra invece nelle città, confermandosi così il partito delle elite.

La Calabria invece torna nettamente al Centrodestra ed il M5stelle non elegge neanche un consigliere dopo avere avuto anche il 40%! 

 

 

 
Il Pd si sta entusiasmando per una vittoria di Pirro ma ha soltanto riconfermato una terra rossa dopo 9 batoste, sarebbe come se dopo aver subito 9 goal una squadra ne festeggiasse uno solo. Soltanto 10 anni fa era impensabile contendersi la nostra regione e per salvarsi si sono inventati le sardine. Ma avevano già perso prima, quando avevano fatto un governo contro la Democrazia e contro la gente. Andate a vedere dove il Pd ha consenso. I piccoli paesi, quelli dove la gente è più vera e genuina, li ha persi tutti a Rimini e quasi tutti nel resto. Li ha salvati lo snob delle sardine a Bologna, ora possono tirare un sospiro di sollievo e tirare avanti un governo di zombie. Voglio vederli a Roma sottomessi ad un partito quasi scomparso. Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate se, purtroppo, non ci sarebbe da piangere per la morte della Democrazia. Fino a maggio ci arriveranno, poi dipenderà dai risultati delle 6 regioni in ballo. Che rischiano però di perderle tutte.
 
 

 

 

  

Nelle cartine comparate (province e comuni) si vede come nel 2014 l'Emilia-Romagna era praticamente monocolore rosso, nel 2018 arriva prepotente il giallo del movimento 5 stelle ma subito scompare per lasciare posto al verde della Lega che traina il centrodestra. 

 

 


 

Dopo il tonno ecco le sardine,

lo squalo PD se li vuole pappare tutti

 

  


 

 Il re, il tonno e la democrazia del menga

 

 

 C'era una volta un cavaliere che disse al cattivo re, presidente della Repubblica Italiana: apriremo il tuo castello come una scatoletta di tonno. Ma la bella favola finisce qui, la gentil donzella Giorgia ci informa che il prode Grillo è diventato tonno e se ne sta chiuso nella scatoletta.

 

 

Va in scena l’ennesimo governo costruito nel Palazzo e non indicato dal popolo, cioè colui che dovrebbe essere il principale attore in una Democrazia con la D maiuscola e pure per la Costituzione Italiana. In barba alla Carta e al rispetto del popolo si continuano a consumare veri e propri soprusi antidemocratici, dal 2008 (ultimo governo indicato dal popolo, Berlusconi IV) questo è il sesto governo non scelto dal popolo in 11 anni! Non c'è male! Un vero record credo unico al mondo, meno di due anni a governo! I sostenitori di questa schifezza, e gli stessi attori ovviamente, dicono che è tutto normale perché siamo una democrazia parlamentare. Niente di più surreale! Una Democrazia è democrazia e basta, senza se e senza ma. Se gli si aggiunge qualcos’altro è un’altra cosa. In Democrazia il popolo vota, decide e sceglie. Così avviene in tutto il mondo nelle Democrazie vere. Se invece a decidere e scegliere è una sola persona non eletta direttamente dal popolo, come avviene in Italia, siamo in presenza di una monarchia mascherata da democrazia. Questo è il re italiano che ora si chiama Sergio Mattarella e prima si chiamava Giorgio Napolitano, e così via. Niente di drammatico per carità, ma basterebbe essere chiari invece che scandalizzarsi quando qualche nostalgico rievoca i fasti del passato. La monarchia è una forma di governo come tutte le altre, quello che è irresponsabile è nascondere la realtà. Dìaltronde in Europa sono tanti i Paesi in cui è presente un re, ma la differenza con l’Italia è che in quei Paesi c’è anche un governo autonomo ed eletto. Quindi sono monarchie democratiche e non autoritarie. Cosa che non esiste in Italia, il governo dipende completamente dai pruriti del Presidente della Repubblica. Per cui la nostra è l’unica vera monarchia autoritaria presente in Europa! Però la chiamano repubblica parlamentare. Poi è arrivato l’apritore di scatolette che dopo qualche tempo, appena ne ha avuto l'occasione, si è trasformato in tonno e non vuole uscire più dal Palazzo.

Ma la vera Democrazia vuole che chi vince le elezioni debba governare, come avviene dappertutto tranne che in Italia. Nel 2013 il PD vinse le elezioni senza avere la maggioranza però andò a governare, grazie all’accordo con Berlusconi e Forza Italia. Giustamente. Continuò a governare anche dopo la rottura, legittimamente anche se lo sbocco corretto dovevano essere le elezioni anche allora. Però la vittoria elettorale dava comunque un barlume di rispetto democratico. Nel 2018 allo stesso modo il Centrodestra vinse senza maggioranza quindi la Lega, che rappresentava il maggior partito di quell’alleanza e quindi democraticamente legittimato a far parte della maggioranza possibile. Ma l’unica possibile era col M5s e Salvini ha tentato un difficile accordo, nonostante il “contratto” stipulato. Dopo il 4 marzo le alternative erano due: o un governo un po' forzato o le elezioni. l'alternativa era solo un nuovo voto. Hanno fatto bene a provarci, ma una volta fallito è da masochisti insistere e mettere in piedi un'altro affronto alla Democrazia. Nuove elezioni dopo qualche mese non era una scelta conveniente, dato i costi. Un anno e mezzo dopo però la situazione è completamente diversa, oltre che ad essere passato comunque del tempo adeguato in mezzo ci sono state varie elezioni amministrative che hanno rafforzato la scelta del popolo verso la Lega ed il centrodestra. Non mi si venga a dire, come molti sostengono, che non contano niente per il governo perchè ogni voto ha la sua importanza dal punto di vista politico. Tanto che nel 2000 D'Alema si dimise in seguito alla sconfitta delle regionali. Un Paese democratico rispetta le scelte del popolo ma L'ITALIA NON E' UN PAESE DEMOCRATICO. Il M5s pur di mantenere il potere si sta giocando il futuro, suo e degli italiani. Prima o poi si andrà comunque a votare e gli italiani non gliele perdoneranno!

Di Maio e il M5s cominciarono a criticare (e anche insultare) Salvini già prima delle elezioni europee. Per cercare di recuperare il consenso perso nelle amministrative e per seguire il disegno in atto a livello europeo. Questo è evidente, solo chi ha i paraocchi può negarlo! Dopo le europee la prima reazione a pelle era quella di mollare tutto, anch'io mi chiedevo perchè la Lega continuava a stare nel governo. Ma Salvini ha dimostrato un'intelligenza politica profonda ed ha aspettato il momento giusto, consentendo a M5s e Pd un accordo affrettato e rischioso. Tanto era chiaro che in caso di caduta del governo Mattarella e l'Europa non avrebbero mai concesso le elezioni, i poteri forti non vogliono la Lega ed il centrodestra al governo. Ma in quel modo non era più possibile andare avanti. 

Nel centrodestra c'è chi dice che la crisi andava fatta subito dopo le europee, ma secondo me il momento giusto era proprio adesso. Tanto a votare non si sarebbe andati nemmeno allora, anzi 5stelle e Pd avrebbero avuto più tempo per accordarsi in modo più approfondito. Fra esplorazioni e preincarichi si sarebbe comunque arrivati ad agosto. La differenza è che ora devono fare in fretta un accordo che potrebbe essere imperfetto e portarli ad andare avanti con difficoltà. Se proprio riusciranno a mettere in piedi questa schifezza staremo in riva al fiume ad aspettare i loro cadaveri. Però questo avrà un costo p er tutti noi, ma questa è l'italia che non vuol cambiare davvero.

Salvini ha fatto benissimo non ha sbagliato niente, anzi così facendo ha fatto venir fuori la vera natura dei 5 stelle: poltronari e attaccati al potere come tutti! Ma saranno sottomessi ad un Pd furbo e cinico che ha messo Conte in quota 5stelle mentre ora è evidente che era d'accordo con loro da tempo! Per un ultimo tentativo di evitare lo scempio democratico Salvini e la Lega hanno perfino offerto, giustamente e correttamente, il premierato a Di Maio pur di mantenere l'alleanza e la parola data. Questa è coerenza non quella di Di Maio e dei 5 stelle! Che si stanno sottomettendo al Pd pur di mantenere le poltrone! 

 Anche se, per amor del vero, nel M5s ci sono più similitudini col Pd che con la Lega: sintonia sulle unioni civili, la difesa strenua della “Costituzione più bella del mondo” (che invece sarebbe da adeguare ai tempi), il giustizialismo, l’ossessione ambientalista, l’immigrazione, l’Europa, eccetera. Infatti il M5s ha intercettato la maggior parte del consenso nei delusi del Pd, è un dato di fatto. Vero però è anche che negli ultimi anni le polemiche più feroci sono state proprio fra simili: “mai col partito di Bibbiano, che toglie bimbi alle famiglie” (Di Maio, 18 luglio 2019), “Voto subito e senza primarie. No a tecnici e Conte bis, anche se ce lo chiede Mattarella” (ingaretti, 9 agosto 2019). Ora trovarli assieme al governo è davvero imbarazzante. Ma si sa l’attrazione per il potere e le poltrone è molto più forte della coerenza e della difesa delle proprie idee.   

 A proposito di poltrone ecco gli squallidi movimenti ed i cambi di gruppo:  XVI legislatura (2008-2013) son stati 261, poco più di 4 al mese. Un fenomeno che ha coinvolto 180 parlamentari (120 deputati e 60 senatori), il 19% dell’aula. Nella XVII legislatura il fenomeno è esploso, ci sono stati 566 cambi di gruppo, quasi 10 al mese. Circa 1 eletto su 3 ha cambiato casacca almeno una volta dalle politiche del 2013. Il fenomeno ha molte sfaccettature, da parlamentari particolarmente mobili (alcuni con persino 9 cambi di gruppo nel corso della stessa legislatura), a quelli che passano da gruppi di maggioranza a gruppi di opposizione.


 

 

L'Italia ha cambiato colore

  

Nell'election day del 26 maggio 2019 la Lega ha invertito ilrapporto fi forza con il M5s e trascinato il Centrodestra nelle Regioni e nei comuni. Si è così invertito anche il rapporto di forza fra Centrodestra e centrosinistra. In Emilia-Romagna sono state conquistate storiche roccaforti rosse come ferrara e Forli'.

  

 

 

 

 


 

 

L'Italia sta cambiando colore, e non è finita...

Le elezioni dell'ultimo anno hanno decretato un netto 7 a 0 per il Centrodestra, trainato da una Lega salviniana sempre in crescita! Ma il cappotto potrebbe essere completato con le elezioni in Piemonte, assieme alle europee del 26 maggio, e Calabria ed Emilia-Romagna a fine anno. 

 

 

Eppure nel Partito cosiddetto Democratico trovano sempre un motivo di soddisfazione: Il neo segretario Zingaretti ha avuto l'ardire di affermare: "la Basilicata conferma che l'alternativa siamo noi". Caspita! Non s'è accorto che il Pd ed il Centrosinistra hanno dimezzato i voti, dal 60% del 2013 al 33 del 2019? Dappertutto!

 

Basilicata

 

 

Sardegna 

 

Abruzzo

 

Friuli

 

 

 

La data delle elezioni regionali 2019

Avranno un calendario scaglionato queste elezioni regionali. Ha avuto vita molto breve infatti un emendamento presentato nella legge di Bilanciopotrebbe creare una sorta di election day domenica 26 maggio.

Quella infatti sarà la data delle elezioni europee, con il governo che voleva accorpare anche i voti in Abruzzo, Piemonte, Basilicata e Sardegna. Per quanto riguarda l’Emilia Romagna Calabria invece la legislatura terminerà in autunno.

Ecco il calendario delle elezioni regionali nel 2019 in Italia.

  • Abruzzo - 10 febbraio (già svolte)
  • Sardegna - 24 febbraio (già svolte)
  • Basilicata - 24 marzo (già svolte)
  • Piemonte - 26 maggio (ufficiale)
  • Calabria - novembre (data da decidere)
  • Emilia Romagna - novembre (data da decidere)

L’ultimo appuntamento in ordine di tempo è stato quello in Basilicata, mentre in Piemonte si voterà insieme alle elezioni europee. In autunno poi si apriranno le urne anche in Calabria ed Emilia Romagna, con le date che devono ancora essere decise.

Gli scenari

Dopo il voto del 4 marzo è cambiato lo scenario politico in Italia. Non soltanto per la nascita del governo Lega-Movimento 5 Stelle, ma anche per la forte crisi che ha investito il Partito Democratico fino a un anno fa saldamente primo partito del paese.

Un calo quello del PD che ha contagiato tutto il centrosinistra: eccezion fatta per il Lazio, la coalizione ha perso la guida del Molise, della Friuli Venezia Giulia e ha ceduto il passo anche in diversi comuni.

Vediamo allora la situazione nelle sei regioni dove nel 2019 si andrà al voto, tutte inizialmente in mano al centrosinistra.

Abruzzo

La prima regione ad andare al voto è stato l’Abruzzo, dove il candidato di centrodestra Marco Marsilio si è imposto in maniera netta riportando dopo cinque anni la coalizione alla guida della regione.

I risultati ufficiali del voto in Abruzzo:

  • Marco Marsilio (centrodestra) - 48,03%
  • Giovanni Legnini (centrosinistra) - 31,28%
  • Sara Marcozzi (M5S) - 20,20%
  • Stefano Flajani (CasaPound) - 0,47%

Basilicata

Saranno quattro i candidati ufficiali che si sono sfidati alle elezioni regionali in Basilicata dello scorso 24 marzo.

  • Vito Bardi (centrodestra) - 41,87%
  • Antonio Mattia (M5S) - 20,72%
  • Carlo Trerotola (centrosinistra) - 33,04%
  • Valerio Tramutoli (Basilicata possibile) - 4,36%

Come da pronostico, Vito Bardi del centrodestra ha ottenuto una netta vittoria spodestando dalla guida della regione un centrosinistra che amministrava in maniera ininterrotta da 24 anni.

Calabria

In Calabria alla guida c’è Mario Oliverio del centrosinistra, recentemente coinvolto in un’inchiesta giudiziaria. Alle politiche del 4 marzo il Movimento 5 Stelle ha però fatto il pieno di voti, ma in una competizione elettorale come le regionali, dove conta molto il radicamento sul territorio, il centrodestra sembrerebbe essere in vantaggio.

La coalizione ha deciso che spetta a Forza Italia indicare il candidato, con gli azzurri che così ha scelto di puntare sull’attuale sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, mentre si dovrà vedere se il centrosinistra punterà ancora sul governatore Oliverio.

Emilia Romagna

Matteo Salvini ha ufficialmente lanciato l’assalto all’Emilia Romagna, regione “rossa” per eccellenza insieme alla Toscana. Il ministro infatti ha strappato di poter indicare un candidato della Lega alla guida del centrodestra.

Con il Movimento 5 Stelle in crescita ma che non ha mai sfondato in Emilia Romagna, il governatore centrosinistra Stefano Bonaccini dovrà cercare di respingere l’assalto del centrodestra per non incorrere in una sconfitta che sarebbe storica e clamorosa.

Piemonte

Sergio Chiamparino del Partito Democratico, attuale governatore, ha dato la sua disponibilità a candidarsi per un secondo mandato. Anche in Piemonte però il centrosinistra non viene dato in grande forma.

Il forzista Alberto Cirio sarà il candidato di un centrodestra che vestirà i panni del grande favorito, mentre il Movimento 5 Stelle ha scelto tramite le consuete primarie come aspirante governatore l’attuale consigliere regionale Giorgio Bertola.

Sardegna

Il centrosinistra governava anche in Sardegna, con Massimo Zedda che non è riuscito a evitare la sconfitta. Nuovo governatore è quindi Christian Solinas del centrodestra che si è imposto nettamente.

  • Christian Solinas (Centrodestra) - 47,81%
  • Massimo Zedda (Centrosinistra) 32,93%
  • Francesco Desogus (Movimento 5 Stelle) - 11,18%
  • Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) - 3,35%
  • Mauro Pili (Sardi Liberi) - 2,31%
  • Andrea Murgia (Autodeterminazione) - 1,82%
  • Vindice Lecis (RC-PCI-Sinistra Sarda) - 0,59%

Larga vittoria quindi per il centrodestra e delusione soprattutto per il Movimento 5 Stelle, con i pentastellati che non sono riusciti a replicare in Sardegna l’ottimo risultato fatto registrare alle politiche nell’isola.

 

 

 


 

 

Governo del cambiamento attaccato da tutti: contro la democrazia e la verità delle cose.

 

Dal Partito Democratico a Forza Italia, tutte le tv e quasi tutti i giornali: all’unisono sostengono che l’aumento dello spread è colpa delle scelte di questo governo ed abbiamo perso 6 miliardi, ma non è così. Anche la Chiesa, dal Papa ai preti, fa la sua parte su immigrazione e accoglienza. La Ue poi ha tentato inutilmente di bloccare i provvedimenti sui quali Lega e M5s hanno avuto mandato democratico degli elettori. A loro i sondaggi assegnano un consenso record del 60%! Nonostante tutto e tutti.

 

 In un Paese davvero democratico (ma l’Italia non lo è) la maggioranza uscita dalle elezioni governa senza grossi impedimenti o perlomeno viene giudicata soltanto dopo la messa in atto delle promesse elettorali. In Italia non è così quando c’è un governo diverso dal centrosinistra, dal 1992. Lo capisce anche un bambino che la manovra economica ha effetto soltanto l’anno dopo, invece in Italia si sta tentando di addossare ad una ancora da approvare la sfiducia dei mercati con conseguente ascesa dello spread e perdita di 6 miliardi. Assurdo! Fuori da ogni logica economica, finanziaria, sociale, civile e democratica!

   

Sì lo spread, un semplice indicatore economico che incomprensibilmente si è impennato a maggio, con il governo non ancora in carica, così come successe nel 2011. Viene fatto passare come un totem intoccabile o un dogma indiscutibile, ma ne “il Sole 24 ore” viene spiegato come non possa essere un indizio certo sull’andamento di una economia.

Poi dai grafici dei vari anni si evidenzia come anche coi governi del Pd si è mantenuto su quote piuttosto alte e col governo Monti è restato sugli altissimi livelli di Berlusconi.

             

Solo fino al 2008, quando iniziò la crisi, lo spread segnava cifre basse ed in linea con quelle degli altri Paesi europei. Va da sé quindi che il suo innalzamento non va ascritto ad alcun governo (tantomeno a quello attuale) ma a logiche di mercato e di finanza, che ai più restano indecifrabili. Nemmeno è sostenibile che il suo innalzamento comporta l’innalzamento dei tassi sui mutui, come descritto nella tabella della Banca d’Italia e come ho potuto constatare personalmente con un finanziamento (il cui tasso addirittura è calato).

 

Eppure oppositori e detrattori sono compatti nella delegittimazione del governo Conte, compreso Berlusconi e Forza Italia che furono vittime di questo giochetto a loro volta. Tanto più incomprensibile questo atteggiamento perché Lega e Forza Italia governano (e bene) in varie regioni. Anche io avrei preferito, da politico di centrodestra, un governo diverso ma era ed è l’unico possibile, l’alternativa è solo nuove elezioni. Per questo Berlusconi e F.I. dovrebbero fare un’opposizione più soft ed attendere gli eventi, invece si sono allineati sullo stesso piano di un Pd scollato dalla realtà e pieno solo di sé stesso. Sono davvero deluso da Berlusconi e Forza Italia, che al governo criticavano l’Europa che opprime i popoli e furono vittime dello spread. Ora sono schierati con la Ue e usano anch’essi l’arma spread. Probabilmente FI e PD pensano che in questo modo possano recuperare i consensi persi, ma sono di fronte ad un bivio: se il governo fallisce torneranno in auge, ma se le innovazioni proposte funzioneranno allora spariranno dalla scena politica. E’ questo che vogliono? Facciano pure, io non ci sto e con me la grande maggioranza degli italiani.

Le ricette dell’Europa, che ha sostenuto Monti ed il PD, ci hanno consegnato un’Italia più debole:

 debito pubblico in costante aumento, addirittura fin dal 1980;

  disoccupazione elevata, sopra la media europea mentre con Berlusconi era sempre sotto;

     tasse alte e pressione fiscale elevata,

       Pil che non cresce, anzi amplia il divario storico con l'Ue.

 

 

Occorreva un cambiamento, uno choc, e chi ha vinto le elezioni ci sta provando. Lasciamoli lavorare!  

 

 


 

 

 

ELEZIONI

Il Centrodestra prima forza politica, trainato dalla Lega, in una Italia azzurra e gialla.

Curiosamente come rappresentata nelle carte del 1815

 

  


 

  

Vaccini: ennesimo atto autoritario del regime PD

L'italia diventa l'unico Paese dell'Europa avanzata dove sono obbligatorie 12 (!!!) vaccinazioni, pena folli multe insostenibili dalle famiglie e addirittura la segnalazione al tribunale dei minori! Poi ridotte a 10 e con multe minori, ma la sostanza non cambia. Resta comunque una legge liberticida, incredibilmente votata anche dall'ex partito della Libertà: Forza Italia!

  

 

 il Consiglio dei ministri ha compiuto un atto di assoluta gravità sotto l'aspetto della libertà. Rendere obbligatori 12(!!!) vaccini e' un atto dittatoriale eseguito da un partito che ha addirittura il coraggio di chiamarsi democratico. Il premier Gentiloni ha buffamente dichiarato "non c'è emergenza ma solo preoccupazione". E solo per "preoccupazione" mette a rischio la salute di tanti bambini e crea gravi difficoltà a tante famiglie, che già fanno fatica? VERGOGNA!!!!!!!! Lo sanno lui e la ministra Lorenzin che in 15 Paesi europei non c'è obbligo, compresa la grande Germania della loro amica Merkel? VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!!!!!!!!!!! Paesi europei dove l'obbligatorietà dei vaccini non esiste: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Il Belgio ha l'obbligo solo per la polio e la Francia per tre. Non ci sarebbe bisogno di altri commenti per far capire l'atto autoritario perpetrato dal regime pidino. Il tutto viene mascherato ricordando continuamente i duemila casi di morbillo, vero e proprio terrorismo psicologico e mediatico. Tutti abbiamo preso il morbillo e le altre malattie simili, anzi le mamme portavano apposta i figli vicino agli altri ammalati. Quindi il problema non sussiste ma è stato creato ad hoc.

Francesco Giuseppe Pianori Sillogismo aristotelico. L'Italia è un paese civile e democratico. Obbliga alle vaccinazioni pena la sospensione della patria potestà. I paesi suddetti non obbligano alle vaccinazioni. Perciò: Sono tutti Paesi incivili e non democratici... Quando la Logica non è la Realtà...

 

VACCINI OBBLIGATORI: CODACONS, DECRETO CDM INCOSTITUZIONALE LO IMPUGNEREMO 
Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Codacons) – Vaccini: via libera Cdm a decreto su obbligo a scuola. Codacons: decreto palesemente incostituzionale, lo impugneremo. Estensione vaccini obbligatori è regalo a case farmaceutiche.

Il decreto sui vaccini approvato oggi dal Consiglio dei Ministri è per il Codacons palesemente incostituzionale e, pertanto, verrà impugnato dall’associazione al fine di ottenerne l’annullamento presso la Consulta.

“La decisione del Governo, oltre a rappresentare un regalo alla lobby dei farmaci grazie all’estensione dei vaccini obbligatori, presenta diversi profili problematici – spiega il presidente Carlo Rienzi – La trasformazione delle vaccinazioni facoltative in obbligatorie costringerà a sottoporre i bambini ad una dose massiccia di vaccini, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale, con conseguente incremento delle reazioni avverse che secondo l’Aifa solo nel 2013, per l’esavalente, sono state ben 1.343, di cui 141 gravi”.

“Ai rischi connessi ai trattamenti sanitari coattivi si aggiunge anche un pesante conflitto col diritto all’istruzione, oltre alla crescita abnorme dei costi per il Ssn derivante dalle decisioni del Governo – prosegue Rienzi – Resta poi l’impossibilità di ricorrere ai vaccini in forma singola e l’indisponibilità sul mercato dell’antidifterico se non abbinato ad altri vaccini.

Per tali motivi ricorreremo contro il decreto del Cdm per portarlo alla Corte Costituzionale e, se necessario, anche alle Corti di giustizia europee”.

http://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionews/vaccini-obbligatori-codacons-decreto-cdm-incostituzionale-lo-impugneremo/

 

 Che i vaccini possano essere pericolosi lo dicono non i no-vax ma la legge ed il foglietto illustrativo (che non viene mai consegnato) 

 

       

 

 

 Le indagini rilevano che il morbillo (come tante altre malattie) è stato debellato dal benessere e dalla qualità di vita, non dai vaccini!

I         

 

 


 

 

Gli angeli della neve ed i diavoli di Charlie

 

Mentre in Italia c'è chi si prodiga per salvare la vita agli altri, mettendo a rischio la propria, in Francia c'è chi di nuovo irride vergognosamente chi è colpito dalla tragedia

  

Comunque questa è la risposta alla schifosa vignetta di Charlie Hebdo, che preferisco non pubblicare

 


 

 

Il popolo italiano più maturo e meno credulone di quello che Renzi pensava

 

Risultato elettorale secondo logica democratica: nonostante le infinite bugie di Renzi, la macchina propagandistica messa in atto, il sostegno dei poteri forti e attori e cantanti vari.

Netta vittoria del NO: 59,5%.

Renzi ha vinto solo nella sua Toscana (di poco ), In Emilia-Romagna per un pelo, nettamente in Alto Adige e all'estero, e fra i pensionati.

 

 E' andata come era logico andasse, in cuor mio ho sempre avuto una sensazione positiva ma un piccolo dubbio era giocoforza presente. Il popolo italiano ha dimostrato di essere più maturo e meno credulone di quello che pensava Renzi. Il NO è stato principalmente per le falsità e la megalomania del premier, ma anche verso una riforma sbagliata e pasticciata. Infatti lo dimostra il voto dei giovani, che si presume abbiano studiato la proposta. Invece i pensionati (giustificati dalle difficoltà dell’età) hanno votato seguendo il partito o l’errata sensazione di un cambiamento. Ora occorre capire quale deve essere lo sbocco migliore per il Paese, sperando che Mattarella sia davvero un Presidente serio. Io penso che l’unica soluzione sia il voto immediato, con qualsiasi legge elettorale. Alla faccia di una Consulta che tarda sempre ad esprimere i suoi giudizi sulle leggi elettorali, falsificando così i risultati del voto democratico. Con il risultato che ci ritroviamo con governi illegittimi a cose già fatte. La prossima ed immediata riforma costituzionale dovrebbe essere proprio l’abolizione stessa di un organismo inutile e dannoso, altroché il Cnel! Ma quello che è curioso è che anche il Pd vuole elezioni immediate, ma forse era tutto calcolato. Probabilmente forti di un 40%(speravo meno), che fa il paio a quello delle europee, pensano di essere comunque competitivi. Potrebbe anche essere così, quello che conta è che venga ripristinata la Democrazia. Poi vinca il migliore!

 


  Quesito referendario ingannevole

I quesiti della scheda elettorale, accattivanti ad una lettura veloce, ad una analisi più attenta sono smontabili punto per punto 

1) disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario: il bicameralismo rimane, invece che paritario sarà confuso. Il Senato mantiene competenze importanti su tante legiferazioni, oltre che comunque doppione della Camera sarà anche doppione della Conferenza delle Regioni. Quindi invece che semplificare questa riforma aumenta la confusione. La modalità per la nomina (non elezione) dei senatori è ancora tutta da decidere, probabilmente occorrerà una ulteriore riforma costituzionale perchè le regioni autonome non possono nominare senatori.  2) La riduzione del numero dei parlamentari: si poteva ridurre molto di più, 450 parlamentari. Renzi stesso ha evidenziato come il parlamento americano sia composto da 450 membri e allora perché ne lascia comunque ancora 730?  3) il contenimento dei costi: 500 milioni a detta del duo Renzi-Boschi. Una cifra non vera ma se anche fosse è comunque irrilevante per lo Stato, cioè lo 0,07 % del bilancio. 4) Funzionamento delle istituzioni: in questi due anni le leggi che hanno fatto comodo al premier Renzi e alla ministra Boschi sono passate velocemente. Come precedentemente la riforma Fornero. 5) Soppressione del Cnel: si poteva fare con legge ordinaria. 6) Revisione del titolo V: manca l’eliminazione delle regioni autonome, per dare a tutte le stesse opportunità. In conclusione quindi occorre votare NO con forza per quello che non c’è scritto in questa riforma, a cui si deve aggiungere l’elezione diretta del premier ed il vincolo di mandato. Due condizioni fondamentali per la democrazia. Per cui con l'abolizione del bicameralismo perfetto e l'elezione diretta del premier si arriverebbe ad una velocizzazione degli iter legislativi, quindi occorre una riduzione a 4 anni della legislatura per un migliore ricambio democratico. Come è già in tutto il mondo.   

Inoltre n questa campagna elettorale il fronte del sì, spalleggiato dai poteri forti, sta raccontando un sacco di balle. La balla che è più raccontata è che se vincerà il NO dopo 30 anni di immobilismo ne passeranno altrettanti per cambiare. Falsità assoluta perché negli ultimi 15 anni questa è la terza riforma costituzionale messa in campo, quindi se c’è volontà in pochi anni se ne può fare un’altra migliore e condivisa. Proprio se vince il sì invece resterà questa schifezza per decenni. Un’ulteriore balla è quella raccontata dal premier Renzi che il NO porterà un governo tecnico, ma il suo è già un governo tecnico non scelto dagli elettori! Potrei andare avanti ma quello che più mi fa più inc… è la volontà di mandare i sindaci a fare i senatori, con tutto quello che hanno da fare (se vogliono) nella loro città! Per un sindaco serio non bastano 24 ore per seguire le varie problematiche. Questa cosa mi fa veramente imbestialire, per fortuna però che qualche sindaco ha già detto che non ci andrà.

 


 I democratici si attaccano al Trump!

 non sono assolutamente stupito del successo di Donald Trump, anzi a pelle me lo sentivo e me lo auguravo vivamente. Questo perché Hillary Clinton rappresenta il vecchio sistema politico e di potere, il cosiddetto establishment. Unico punto a suo favore quello di poter essere la prima donna alla Casa Bianca. Trump invece rappresenta una novità, magari un po’ estemporanea e da valutare nel tempo, comunque una novità. E nel mondo intero c’è tanta voglia di questo. Tanto più che sia in Italia che in Europa o in America è tanta l’attenzione ai grandi temi che la situazione attuale ci pone davanti in maniera alquanto prorompente: la situazione economica, l’isis, l’immigrazione, eccetera. E “quel matto di Trump” ha saputo intercettarli, ora viene il difficile e deve passare dalle parole ai fatti. Intanto però un primo passo importante è già alle porte: il disgelo nei rapporti Usa-Russia, che avrà un riflesso positivo nel mondo intero. E questo il popolo americano lo sapeva già prima del voto, nonostante le sirene dei dem e della sinistra, spalleggiati da cantanti, attori, nani e ballerine vari. A proposito ricordo che la volgare esternazione della signora Veronica Ciccone (che rifiuto di chiamare col nome d’arte che indegnamente s’è data) è di gran lunga superiore alle presunte volgarità del tycoon. Anche in Italia questi signori, che vivono in un mondo dorato a sé stante, sostengono Renzi ed il sì. Spero però che, alla faccia dei vari sondaggi, anche in Italia il popolo abbia un sussulto di orgoglio e rifili una bella “Trumpvata” esprimendo un sonoro NO ad una riforma demenziale e dannosa.

 

Questa è la democrazia dei cosiddetti democratici! Vergogna!

 

Dilaga la protesta anti Trump dei "democratici" solo a parole

 

In America scende in piazza l'odio. I finti democratici non riconoscono il voto popolare. E marciano contro il nuovo presidente (eletto democraticamente)

 

Andrea Indini - Gio, 10/11/2016 - 12:37

 

Sono democratici solo a parole. Perché non rispettano il voto popolare, perché schifano che Donald Trump possa essere stato votato legittimamente da tutti gli americani, perché non accettano che il loro candidato (Hillary Clinton) non possa essere stato eletto.

 

Così, questi finti democratici sono scesi in piazza in tutta l'America al grido "Not my president". Non lo riconoscono, insomma. E sputano su ogni singolo voto che è stato depositato nell'urna e, quindi, su ogni singolo americano che ha voluto dare fiducia al tycoon.

 

È bastato realizzare che Trump avesse vinto davvero le elezioni e che quindi fosse il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti perché i finti democratici iniziassero caroselli, proteste e sit in. Fosse successo il contrario, avesse cioè vinto la Clinton, i repubblicani non avrebbero certo sfilato lungo le strade d'America gridando "Not my president". Ma questi sono, appunto, democratici. E così hanno inscenato decine di manifestazioni anti Trump in diverse città degli Stati Uniti. Da New York a Philadelphia, da Boston a Chicago. E così via: Portland, San Francisco e Washington. A Manhattan sono state arrestate una trentina di persone. A Seattle, in una sparatoria nello stesso quartiere in cui si svolgeva la protesta, sono rimaste ferite cinque persone, una delle quali in modo critico. La polizia della città ha, tuttavia, precisato che la protesta e la sparatoria, "una qualche forma di lite personale", non sembrano essere episodi collegati. L'autore della sparatoria è, però, riuscito a fuggire.

 

Le parole di Trump, appena incassato il risultato pieno della vittoria, sono state distensive"Sarò il presidente di tutti gli americani", ha detto invitando anche chi non lo ha votato a lasciarsi indietro i rancori e le divergenze. Ma i democratici sono per natura rancorosi se le cose non vanno come piace a loro. È così in tutto il mondo. Fa parte del loro dna. "Not my president" è il nuovo slogan scandito dai manifestanti scesi in piazza, ma anche l'hashtag sui social dedicato alla protesta contro l'elezione del candidato repubblicano. A New York la protesta si è svolta lungo la sesta avenue, fino alla Trump Tower. "No Trump! No KKK! - hannop urlato i manifestanti per le strade di Chicago - no agli Usa fascisti!""He Made America Hate Again", il banner di uno dei manifestanti a Boston giocando sullo slogan usato da Trump in campagna elettorale. Eppure la Clinton è stata sportiva dopo la sconfitgta: "Dobbiamo accettare questo risultato... Donald Trump sarà il nostro presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta ad una chance". Gli elettori del Partito democratico, invece, non lo sono. A Washington sono scesi in piazza, diretti alla Casa Bianca, persino un centinaio di liceali.

 

 

 


 

Il 4 dicembre voteremo NO con convinzione
 

 

Cari amici,
quella del NO è una battaglia che ci vede impegnati con convinzione e con determinazione. Nelle prossime settimane in tutt’Italia daremo vita ad una serie di manifestazioni per spiegare sempre più a fondo le ragioni del nostro impegno, che è per una riforma vera, profonda, radicale delle nostre istituzioni. Una riforma, quella che abbiamo in mente, molto diversa da quella imposta dal Governo al Parlamento, che non cambia nulla in termini di efficienza e di risparmi, ma è pericolosa perché riduce gli spazi di democrazia a tutto vantaggio di un solo partito e di una sola persona.
E’ per questo che, dopo aver tentato di collaborare al processo riformatore, ci siamo chiamati fuori quando abbiamo capito che non c’era buona fede da parte dei nostri interlocutori, non c’era una vera volontà di cambiamento, ma solo quella di assicurarsi il potere senza il consenso degli italiani.
D’altronde siamo di fronte al terzo governo consecutivo che non ha avuto il voto dei cittadini: non dobbiamo mai dimenticare che l’ultimo governo scelto davvero dagli italiani è stato il nostro, nel 2008.
Noi siamo da sempre per le riforme, non certo per lasciare le cose come stanno. Fin dal 1995 io personalmente illustrai in parlamento la nostra idea dell’assoluta necessità di una profonda trasformazione delle istituzioni.
La nostra idea di riforma comprende l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, cosicché siano i cittadini a scegliere davvero; il dimezzamento – e non una semplice riduzione – del numero dei parlamentari; il vincolo di mandato, per cui sia vietato agli eletti di cambiare schieramento (chi cambia idea deve dimettersi); poteri più forti al premier, per esempio quello di cambiare un ministro che non funziona; una vera riforma delle regioni nello spirito di un autentico federalismo; un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al PIL.
Su questi contenuti, che abbiamo confrontato e condiviso con i nostri alleati, potremo costruire istituzioni più moderne, più efficienti e soprattutto più vicine ai cittadini. Solo così potremo dare una risposta credibile alla sfiducia di tanti elettori nei confronti non solo della politica, ma dello stato nella sua interezza, quella sfiducia che si manifesta nel crescente assenteismo elettorale come nel voto per forze politiche di sola protesta, come il Movimento Cinque Stelle, non in grado di governare una grande città e tanto meno un paese come l’Italia.
Solo con una vittoria del NO, che elimini questa finta riforma, ci sarà spazio per lavorare ad una riforma vera.
E naturalmente il Presidente del Consiglio, per sua stessa ammissione, dovrà trarre le conseguenze del fallimento di un progetto al quale ha legato la sua intera azione politica. Noi non diciamo NO alla riforma per ostilità preconcetta a Renzi e al PD, se la riforma fosse utile agli italiani la appoggeremmo anche se siamo profondamente contrari a questo governo e alle sue politiche. Però è innegabile che il voto del 4 dicembre sarà anche un voto sul governo e sul Presidente del Consiglio.
Dunque ci sono tutte le condizioni per una svolta, sul piano istituzionale e politico. Una svolta non verso la confusione e l’ingovernabilità, come dice Renzi, ma al contrario verso governi che siano finalmente espressione vera degli elettori.
A tutti voi un abbraccio affettuoso e un augurio di buon lavoro per la grande battaglia di democrazia e libertà che stiamo conducendo.
 

 

Io non sono Charlie Ebdo, un anno dopo (di nuovo)

Questi incalliti dissacratori ci ricascano di nuovo, non hanno rispetto nemmeno per i morti del terremoto! VERGOGNA!!!!!

 

 


 

Batosta per Matteo Renzi ed il Partito democratico, il vero vincitore è il centrodestra anche se non lo si vuole ammettere

 Nei 25 comuni capoluogo il centrodestra si aggiudica il maggior numero di sindaci:

Risultati                                  Precedenti    confermati    persi                  conquistati   
Centrodestra  10             4 Cosenza Caserta, Varese,  Latina  Brindisi, Savona, Novara, Isernia, Olbia, Pordenone,  Trieste, Benevento, Grosseto 
Centrosinistra   8             20  Salerno, Ravenna, Rimini,  Bologna, Milano,    Cagliari Brindisi, Savona, Novara, Isernia, Olbia, Pordenone, Trieste, Benevento, Grosseto, Villacidro, Crotone, Roma, Torino, Carbonia  Caserta, Varese
mov5stelle       3        -     Roma, Torino, Carbonia
civiche            4               1  Napoli   Villacidro, Crotone, Latina

 

Il ballottaggio delle elezioni comunali 2016 segna una pesante sconfitta per Matteo Renzi ed il Partito Democratico, già evidenziata nel primo turno. Tenendo conto che andavano al voto i più grandi comuni ed interessava oltre mille comuni in tutta Italia, il dato politico è assolutamente rilevante e nel complesso non è solo interesse locale. Dei 5 grandi comuni il centrosinistra salva a fatica Milano e Bologna, il movimento 5 stelle conquista Roma e Torino. La conquista della Capitale da parte dei grillini è un fatto storico messo in evidenza da tutta la stampa del mondo, ma il centrodestra nel totale ottiene un buon risultato e si aggiudica il maggior numero di comuni capoluogo.

 

Dopo il primo turno per una volta il premier Matteo Renzi, in un improvviso sussulto di onestà politica, abbandona le solite fanfaronate e con viso serio ammette di non avere vinto e di non essere contento. Anche se nei dibattiti politici esponenti del Pd perseverano nella vecchia usanza della sinistra di esultare sempre e comunque all’indomani delle elezioni. La dichiarazione di Renzi seguite ai risultati ufficiali delle elezioni amministrative fa il paio con quella di Bersani tre anni fa, quando ammise di essere arrivato primo ma di non avere vinto. Entrambe sono comunque un modo elegante per nascondere la sconfitta. Tale fu anche quella del 2013 alle elezioni politiche, se si tiene conto che l’allora segretario del Pd avrebbe dovuto vincere facile. Ed anche oggi la sconfitta del centrosinistra è pesante, indipendente da come andrà nei ballottaggi: sui 25 comuni capoluogo il centrosinistra ne governava 19, ne ha confermati solo 5 e ne ha persi 2 ( Benevento e Villacidro). Tutti gli altri andranno al secondo turno, comprese roccaforti rosse come Bologna, Grosseto e Ravenna. Perfino Torino dove doveva riconfermarsi un pezzo da novanta come Piero Fassino. A Napoli non va nemmeno al ballottaggio ed In tanti ballottaggi difficilmente il centrosinistra la spunterà, Roma su tutti. A Milano invece sarà un testa a testa emozionante, come avrebbe potuto essere anche nella capitale se il centrodestra non si fosse diviso. Inoltre c’è un dato di fatto che non viene debitamente messo in risalto: nelle grandi città il Pd vince in centro e fatica nelle periferie. Questo significa che ormai è il partito delle élite e questo è grave per chi una volta rappresentava le classi disagiate.

 

Penso quindi che Renzi ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze, ma temo come sempre che non succederà. Per quanto riguarda il centrodestra ancora una volta si è dimostrato che Berlusconi e Forza Italia sono più vivi che mai, nonostante in tanti ormai li davano per spacciati. La sconfitta di Roma secondo me è da addebitare a Salvini e alla Meloni, infatti Silvio ancora una volta si è dimostrato fedele alla parola data. Purtroppo in politica la coerenza è un pregio raro, in troppi sono pronti a rompere gli impegni presi e cambiare le carte in tavola: a cominciare da Renzi stesso, Verdini, Alfano, Fini e così via. Fino all’esempio locale di Sergio Pizzolante che ha abbandonato definitivamente il vero centrodestra ed è stato l’inaspettato artefice di una delle poche vittorie al primo turno del Pd. Senza la lista civica che fa capo all’Ncd, Gnassi sarebbe andato anche lui al ballottaggio e con esiti molto incerti. Solo a Rimini il partito di Alfano ha numeri a due cifre, nel resto d’Italia lui e Verdini faticano ad arrivare al 2%. Eppure sono determinanti per la sopravvivenza del governo, la vogliamo ancora chiamare democrazia questa congregazione di poltrone? Forza Italia da parte sua, pur calando vistosamente, mantiene anche a Rimini una certa consistenza e non può essere definito “un partito che non esiste più”.  Il paragone col 2011 non regge perché i tempi sono molto cambiati ed i voti sono stati erosi da astri nascenti, lucenti o meno: la maggior parte se li è portati via la lista Pizzolante, un’altra la lista di Camporesi e infine la Lega. Ma quest’ultima è parte importante dell’alleanza di centrodestra e quindi è solo una partita di giro. Comunque Forza Italia è ancora viva e vegeta, chi ha invece grossi problemi è proprio il Pd di Gnassi. Nonostante la locale vittoria, infatti il Pd non ha la maggioranza in consiglio comunale e dovrà sottostare agli umori dei civici di Pizzolante-Alfano. Quindi sembra proprio una vittoria di Pirro, anche se tanto decantata nei dibattiti televisivi.


 

 

 

A chi conviene distruggere la Famiglia?

Sabato 31 gennaio si è svolto un imponente Family Day, preceduto di sette giorni da quello che è stato definito il Family Gay, per tentare di arginare la scellerata legge Cirinnà, giunta purtroppo alla discussione in Parlamento. Incredibilmente perfino la Chiesa, nelle sue varie espressioni, da Papa Francesco agli alti prelati e perfino gli scout, ha fatto mancare il suo appoggio ad una battaglia fondamentale per i cristiani e per tutti gli uomini e le donne di buona volontà.  

 

 Renato Farina in un editoriale spiega come la maggior parte dei giornali e delle tv sia schierata a favore delle unioni civili, non so se per convinzione o per non essere tacciati di omofobia (espressione tanto di moda oggi e quasi ferocemente usata dalle donne, siano esse conduttrici o politiche). Allo stesso modo nel mondo degli artisti fa tanto chic esprimersi a favore di omosessuali e lesbiche. Per non parlare poi dei tanti politici che si dichiarano cattolici e poi se ne fregano dei fondamenti del cristianesimo, cioè i princìpi non negoziabili tanto cari all’amatissimo Benedetto XVI. Però perfino nella Chiesa, dagli alti prelati ai semplici parroci e gli scout, sono in tanti che non si oppongono come dovrebbero a questa deriva sociale e religiosa. Per cui ha molte ragioni da vendere don Ugo Carandino quando parla di “sbandamento dottrinale dell’alto clero”, che temo possa dare forza alle derive estremiste dell’islamismo.  Così la lodevolissima iniziativa del Family Day è stata lasciata tutta in mano alle famiglie, quelle vere, e forse è anche un bene perché la Famiglia va al di là del senso religioso: è il pilastro insostituibile su cui si fonda una società civile giusta e sana. Per fortuna comunque che i sondaggi indicano che “esiste una distanza enorme tra la cultura delle elites e quella della gente comune” ed io sarò sempre dalla parte di quest’ultimi. Se populismo vuol dire essere vicini al sentire popolare, ebbene sono orgoglioso di essere populista. Ciò significa semplicemente constatare che il mondo si è sempre retto, dalla notte dei tempi, sulla famiglia e sul matrimonio (come scrive Farina). Allo stesso tempo l’omosessualità è sempre esistita e sempre lo sarà, anche rafforzando il ruolo delle famiglie. Chi fa questa scelta di vita sa sin dall’inizio che non potrà procreare, molti ne sono consapevoli ma tanti no. Non si può prescindere dal volere della Natura: la Famiglia può esistere solo grazie all’unione di un uomo e di una donna, tutto il resto sono legami legittimi ma assolutamente diversi. Così come recita l’art.29 della “Costituzione più bella del mondo”, osannata da Sinistra, Partito Democratico, Movimento 5 stelle, solo per le cose che a loro fanno comodo. Se fosse per me questo sciagurato disegno di legge lo boccerei per intero, tante tutele esistono già nel nostro ordinamento civile. Perlomeno deve essere stralciata la stepchild adoption, che non farebbe altro che incentivare l’aberrante pratica dell’utero in affitto, purtroppo già utilizzata da coppie omo che ovviamente possono avere figli solo in questo modo. Tutto sta nella disponibilità del Nuovo Centrodestra, che potrebbe mettere Renzi con le spalle al muro: o stralcio o facciamo saltare il governo. La posta in palio vale bene la poltrona, se si pone al primo posto il bene comune e la propria dignità politica e personale.  


 Invece di fare un doveroso esame di coscienza quelli di Charlie Hebdo, un anno dopo il tremendo attentato subito, perseverano nel loro delirio anti religioso contro i credenti. Dio è Unico in tutte le religioni ed un minimo di rispetto sarebbe utile anche da parte di atei incalliti come questi irriverenti vignettisti!

  

 All'indomani del massacro di Parigi, nel scoprire l'esistenza della sottostante schifosa vignetta, scrissi "io non sono Charlie" al contrario di quanto fecero in tanti. Un anno dopo rafforzo ancor più questo mio sentimento. Vergogna!   

  

 


 

 

Purtroppo sono sempre più le scuole ed i luoghi pubblici dove viene cancellata questa bellissima tradizione, che non è solo religiosa ma anche culturale. Perfino preti e vescovi si arrendono a chi "non vuole disturbare le altre culture".  


 

Così hanno ucciso il Natale: ecco le tradizioni cancellate

Dalle scuole alla famiglia, ormai il Natale ha perso il suo vero significato. Un modo per estirpare le radici della nostra cultura

 “La tradizione - diceva Ezra Pound - è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci”. Un filo rosso che lega la comunità, che unisce le persone intorno ad un sistema di valori.
 

Affermare che il cristianesimo non ha permeato la vita dell’Occidente è (lecitamente) sciocco, eppure quel filo rosso è stato tranciato. Di netto. con un obiettivo preciso: estirpare le radici cristiane dell’Europa e sostituirle con multiculturalismo, globalismo, buonismo.

Tra tutti i simboli della cristianità, il Natale è forse il più rappresentativo. Senza rendercene conto, abbiamo abbandonato (o ci hanno fatto abbandonare) parole, canti, emblemi e gesti dal significato cristiano. Tanto che a stento le giovani generazioni ne conservano i ricordi. Proviamo a ripercorrere le tradizioni dimenticate. E gli attacchi che gli sono stati rivolti.

L’enciclopedia Treccani la definisce come la “festa della Natività di Gesù Cristo”. Sembra scontato, ma non lo è. Per fare un esempio, il preside della scuola "Iqbal Masih" di Trieste ha affermato che “il Natale non è solo una festa cristiana”. Non solo. Nella sua ultima pubblicità, la nota casa di moda svedese "H&M" ha sostituito “merry Christmas” con “buone vacanze”. Escludendo così ogni riferimento alla natività del bambinello.

Non c’è probabilmente persona nata nel secolo scorso che non abbia seguito nella sua giovinezza un calendario d’Avvento. Circa 24 caselle da aprire una volta al giorno, dall’inizio del "tempo dell’attesa” fino al giorno di Natale. La tradizione sorge nel Nord Europa e ad inventarlo nei primi anni del 1900 sarebbe stato Gerhard Lang, proprietario di una stamperia di Monaco. La sua stampa con 24 caselle non fece altro che istituzionalizzare una pratica diffusa tra le donne del luogo per rendere più piacevole ai bambini l’attesa della nascita di Gesù. Spesso al dolcetto veniva allegata anche una frase della Bibbia.

Ebbene: sono poche, ormai, le famiglie che ne posseggono uno. Se poi lo si cerca al supermercato, è (quasi) impossibile trovarne la versione “cristiana”. Il più di moda di quest’anno raffigura “Masha e l’Orso”. Che per quanto sia un cartone apprezzabile, non ha niente a che fare col Natale.

E’ forse ridondante parlare del presepe. L’idea di posizionare in una grotta Gesù, il bue e l’asinello venne a San Francesco d’Assisi nel 1223. Che lo realizzò per la prima volta a Greccio (Rieti). Prima lo hanno bandito dai luoghi pubblici, poi dalle scuole e infine lo hanno realizzato in formato gay (due Giuseppe e in dono i preservativi). Ha creato scalpore il caso dell’asilo di Pietrasanta (Lucca) che ha deciso di escludere la rappresentazione della natività dalle aule. Ma non è un caso isolato.

Nella stessa scuola è stata fatta un’eccezione per l’albero di Natale, ammesso tra i banchi. Tra tutti il simboli, infatti, l’abete addobbato è il meno cristiano. Per questo resiste più degli altri. Per risalire alle sue origini bisogna guardare ai germani, che ornavano gli alberi cosmici con i simboli del sole e della luna in onore degli dei. Simbologia poi riletta alla luce della dottrina cristiana. Oggi, invece, le Poste Italiane lo cancellano dall’arredo natalizio asserendo a motivazioni di uniformità aziendale.

“Tu scendi dalle stelle” è ormai un canto reazionario. Composto nel dicembre 1754 a Nola dal napoletano sant'Alfonso Maria de' Liguori, è un cult delle feste natalizie. Ma quei riferimenti al Re del Cielo, alla grotta e alle preghiere sono troppo espliciti. Così il preside della scuola di Rozzano ha deciso di annullare il tradizionale concerto di Natale, trasformandolo in una più laica Festa d’Inverno. Perché “un concerto a base di canti religiosi” sarebbe stata “una provocazione pericolosa” dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. Via anche “Adeste fideles”: troppo bigotto.

Nel tempo abbiamo detto addio alla corona d’avvento e alle quattro candele delle domeniche che precedono il Natale. L’unico a difendersi egregiamente è San Nicola di Myra (o di Bari). E’ lui il genitore di Babbo Natale. Vescovo del IV secolo, è un santo venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi: viene rappresentato dalla tradizione con la barba lunga e la mitra in testa. Per i popoli dei Paesi Bassi era lui a portare i doni. Ora gli è rimasto solo il cappello rosso e una discreta pancia.

Rimane difficile stupirsi allora se all'istituto "Carlo Pisacane" di Roma sostituiscono il Natale con la festa antirazzismo. Stanno estirpando le nostre radici, per ripiantarne delle altre. E i preti che fanno? Annullano la Messa natalizia nell’istituto cattolico di Monza perché è un “atto di fede troppo forte” per i non credenti”.

Anche questo, a suo modo, è segno dei tempi che passano. Portare gli studenti a Messa era del tutto normale, finché qualcuno non s’è ribellato. E allora prontamente abbiamo messo la testa nella sabbia, per non infastidire nessuno. Per paura d’essere reazionari. 


 

La terza Guerra Mondiale (a pezzi) 

 

Ricordata da Papa Francesco ad agosto nel suo viaggio di ritorno dalla Corea del Sud ed evocata nelle profezie di Nostradamus, ma la sinistra ed il Pd continuano a negarla ed a cercare l'integrazione con un mondo completamente diverso dal nostro. Stiamo rinunciando alle nostre tradizioni culturali e religiose per "non offendere il sentimento degli islamici" e rischiamo di soccombere. 

  

Anche la grande giornalista Oriana Fallaci esternò più volte i suoi moniti contro il pericolo dell'Islam, ma in tanti vogliono ancora negare che sia in atto una guerra di civiltà e di religione. Che dura da quarant'anni, non da oggi. Molto prima dell'11 settembre, anche se non se ne parlava tanto. Quelli del Pd definiscono demagoghi e sciacalli chi ha paura e vuole soltanto difendersi, mentre loro pensano ancora di poter dialogare con l'Islam. Lo fanno solo per interessi elettorali! E poi vanno su facebook ad offendere chi non la pensa come loro! I terroristi si fanno forti perchè sanno che noi siamo buoni e bravi, cioè coglioni! Rinunciamo perfino alle nostre tradizioni religiose per "non offendere il sentimento degli islamici". Li lasciamo anche costruire moschee dove noi non possiamo entrare e quindi non sappiamo nemmeno cosa viene predicato. Più coglioni di così! Se non si arriva a mettere in atto misure drastiche rischiamo davvero grosso. Occorre chiudere le frontiere e non far entrare più nessuno, gli islamici che già sono in Occidente vanno controllati e monitorati uno per uno. Non vedo quale altra soluzione possa esserci, perchè penso che non ci sia da fidarsi nemmeno dei cosiddetti islamici "moderati". Che comunque hanno un'idea della vita e della convivenza civile molto differente dalla nostra. In primo luogo nei confronti delle donne e mi meraviglio che le femministe non aprano bocca su questa discriminazione.   

 

Il modello francese di “integrazione” è fallito: adesso tocca alla destra

di REDAZIONE

lunedì 16 novembre 2015 - 09:39   Secolo d’Italia 

La Francia politica rinnova il patto repubblicano e chiama il Paese all’unità contro il terrorismo. È il senso dell’appello del presidente Francois Hollande che ieri ha consultato i leader di tutti i partiti, fra i quali i due più probabili awersari nella corsa all’Eliseo del 2017, Nicolas Sarkozy e Marine Le Pen. Ma l’unità è un impegno tanto nobile quanto destinato subito a infrangersi, pur senza nulla togliere al senso di responsabilità di queste ore, al consenso per le misure eccezionali di sicurezza e alla reazione forte e composta di tutta la società francese. L’unità di sentimenti è una cosa, l’unità politica è un’altra, come ha subito sottolineato Sarkozy. È nella logica della democrazia e del gioco politico, fisiologicamente esasperato dal sistema elettorale francese.

E’ fallito il modello francese: integrazione laica e repubblicana è solo una favola

Nelle prossime settimane si vota per le Regionali, test che dovrebbe dare la misura di quanto i sondaggi già prefigurano: l’ascesa del Fronte Nazionale, sull’onda degli attentati e della questione immigrazione, il declino del presidente Hollande e della gauche, la forza reale di Nicolas Sarkozy rispetto agli altri rivali della destra gaullista. Il 2016 sarà un anno di campagna elettorale permanente, appunto in vista delle Presidenziali. Ma al di là del gioco politico, sono le questioni più profonde della società francese a creare divisione e ad accentuare le differenze, sia di visione sia di proposta e contromisure. Questioni che non riguardano soltanto i partiti e i loro leader, ma il modello repubblicano nel suo insieme, con la sua cultura laica, i suoi riferimenti istituzionali, i suoi valori messi a dura prova, per quanto oggi ammantati di solidarietà e orgoglio nazionale. Questioni in cui è utile inquadrare anche l’attacco terroristico, scrive “Il Corriere della Sera”.

Il buonismo e l’assistenzialismo sono i principali mali della Francia

Un attacco al cuore dell’Europa, al nostro stile di vita, alla civiltà, ma soprattutto un attacco alla Francia, cioè al Paese più vulnerabile per la dimensione assunta dalle divisioni sociali, etniche, culturali, religiose. L’inchiesta sull’organizzazione degli attentati, oltre a possibili falle nei sistemi di sicurezza, ha messo a nudo l’evidenza di una rete di fiancheggiamento, complicità e proselitismo fanatico che ha le sue radici nelle periferie, territorio off limits per i valori repubblicani, refrattario a tutte le politiche di bonifica che si sono susseguite nei decenni. Nelle periferie si riflettono il fallimento dell’integrazione e della mobilità sociale, le derive razziste, xenofobe, il pregiudizio nei confronti di milioni di musulmani e, per contrasto, il buonismo culturale e la resa a un assistenzialismo costoso e improduttivo.

 

 


 


Ermes Mattielli, robivecchi vicentino di Arsiero condannato a 5 anni e 4 mesi ed al risarcimento assurdo di 135mila euro a chi voleva derubarlo! Vergogna!!!
 

 Ieri sera ho assistito in tv alle immagini del funerale di Ermes Mattielli e sono rimasto choccato, mi era sfuggita questa tristissima notizia. Questa mattina l’indignazione mi sale ancor di più e devo esternare la mia rabbia per la sorte del robivecchi vicentino, morto di crepacuore in seguito all’assurda sentenza di cui è rimasto vittima. Una persona umile e semplice che ha reagito come tutti reagiremmo a seguito di tante rapine e aggressioni, nelle interviste gli si leggeva chiaro in faccia il tormento interiore seguito all’indegno trattamento di cui è stato oggetto. La pena di cinque anni e l’assurdo risarcimento, a cui è stato sottoposto, rendono la misura di quanto siamo tutti in balia degli umori dei giudici e quindi di uno Stato incapace. Da tempo penso che quello della giustizia sia il problema principale dell’Italia e per risolverlo occorre un profondo cambiamento della Costituzione, ma se non lo so fa tutti assieme è molto difficile. Anche i tanto vituperati politici (che hanno comunque tante colpe) devono sottostare ai giudici, siano essi ordinari o amministrativi o costituzionali. Invece in democrazia dovrebbe governare il popolo e quindi i suoi rappresentanti (i parlamentari) non devono essere sottoposti ad altri, l’ultima parola la devono sempre avere i cittadini per bocca dei loro rappresentanti. Non è logico che il Parlamento emani leggi che poi i giudici interpretano a piacere e le stravolgono, mentre dovrebbero soltanto applicarle. Quindi chi governa davvero ora sono loro, tanti elettori non lo hanno ancora capito ed andare a votare è fondamentale. Come è fondamentale la scelta del voto perché il Partito Democratico e la Sinistra sono apertamente schierati dalla parte dei clandestini, dei Rom, dei ladri (verso i quali riconoscono la cosiddetta reazione proporzionata), dei contestatori violenti e così via. Anche il Movimento 5 Stelle presenta forti sentimenti giustizialisti. Per cui la scelta mi sembra restringersi parecchio e sarebbe semplice. Sarebbe…. 


  

"Chi mi ha accoltellato ha, mi pare, 26 nomi e cognomi e, mi pare, un unico mandante." Così si è espresso Ignazio Marino, sindaco dimissionario pentito di Roma, all'indomani del voltafaccia del suo partito. 

     Della serie c'eravamo tanto amati, solo qualche mese fa guai a chi toccava Il sindaco di Roma da parte del presidente del Consiglio Renzi e del Partito Democratico! A parte che Marino si è pugnalato da solo tante volte, ma dalle parti del Pd la coerenza è un opzional assolutamente inutile. Pure lui, Ignazio Cesare, ce ne ha messo del suo: prima celebra con grande cerimonia i finti matrimoni omosessuali, poi fa di tutto per incontrare il Papa ed infine cita il Che davanti alla folla plaudente di sostenitori. Ma anche a sinistra, forse, qualcuno coerente e con un minimo di dignità esiste. Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, lunedì 2 novembre in tv sentenzia: "anche a me è capitato di dimettermi, dopo attenta meditazione, ma mai sarei tornato sulla mia decisione". Come dire o si è uomini o quaraquaquà. E Roma ha urgente bisogno di Uomini.

   Non so se l'intervento di Papa Francesco sia stato decisivo, ma ha comunque avuto parte importante in questa meschina vicenda della Capitale. Ha pesato come un macigno il "io NON HO invitato il sindaco Marino, chiaro?", espresso con forza sull'aereo di ritorno da Philadelphia. E' davvero raro un simile atteggiamento da parte di un pontefice, ma bene ha fatto.        

 

 


  

 

 Così si è espresso giustamente Calderoli per la Lega Nord, nella dichiarazione di voto per l'approvazione della riforma che trasforma il Senato in una Camera di non eletti che non si sa bene a cosa servirà. Qualcuno lo ha definito il dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali. Una operazione per niente democratica, messa in atto dal finto Rottamatore e Rinnovatore, che ci sprofonda nella peggiore prima repubblica. Fatta di voltagabbana e traditori, in cerca solo di poltrone.

  


 

   

Comunque la si rigiri questa domanda ha una sola risposta: invasione. Pacifica nella migliore delle ipotesi, cioè la prima, perché si tratterebbe di dare asilo a milioni di persone destabilizzando così un intero continente, che già soffre di conto suo. Violenta se il fine vero di questi “disperati”, guidati dai potentati islamici, sia la conquista dell’Europa, come molti temono. Ipotesi terribile, ma piuttosto fondata, che si fa forza su una malintesa carità cristiana del Papa e della Chiesa, ai quali si accoda una sinistra buonista e irresponsabilmente ideologizzata. 

Da innamorato della Parola di Gesù Cristo e fervente cattolico mi dispiace vivamente scrivere questo, ma devo gioco forza scontrarmi con una realtà sempre più pressante e sempre più condizionata da una errata interpretazione dei Vangeli. Ho pieno rispetto del Vicario di Cristo in Terra, ma ciò non mi impedisce di pensare che Papa Francesco, probabilmente spinto dalla sua esuberante sete di carità e amore, stia portando alle estreme conseguenze il tema dell’accoglienza. E’ vero che Gesù disse “vi do un nuovo Comandamento, il più grande di tutti: ama il prossimo tuo come te stesso” ma chi c’è di più prossimo se non i propri famigliari i propri vicini, i propri concittadini? Per dare pieno adempimento all’insegnamento del Cristo non si può amare per primi i lontani e trascurare i vicini in difficoltà, pur se in un mondo globalizzato. Inoltre, considerando che i richiedenti asilo e chi è in cerca di una nuova e migliore opportunità non sono qualche decina o centinaia di migliaia, ma decine o centinaia di milioni, è materialmente e umanamente impossibile dare soccorso a tutti. Se ne può accogliere solo una minima parte, aggiungendo così discriminazione a discriminazione, e questo non è un atteggiamento cristiano, che invece tende al bene di tutti e non di una piccola parte. Accogliendo tutti quelli che vorrebbero venire, per un motivo o per un altro, si giungerebbe all’assurdità di spopolare un continente per ammassare tutti in un altro, con tutte le conseguenze negative che ne deriverebbero. Nemmeno questo è un atteggiamento da vero cristiano.

Poi c’è l’atteggiamento buonista della sinistra (di cui non riesco a decifrarne lo scopo, se convenienza elettorale o eccesso di ideologia) i cui rappresentanti sono subito pronti a dare del razzista a chi si oppone all’immigrazione. Invece favorire l’immigrazione in modo eccessivo ed incontrollato è un razzismo al contrario che mette in grave difficoltà gli abitanti degli Stati di accoglienza. 


 

 

Ho sempre criticato aspramente i governi Monti e Renzi, ma sulla spinosa questione delle pensioni esco fuori dal coro e spezzo una lancia in loro favore. Mi accorgo solo ora che la signora Fornero pianse per nulla al momento dell'annuncio del provvedimento di blocco dell'indicizzazione. Dal punto di visto sociale e morale è un provvedimento profondamente giusto nella sostanza, anche se nella pratica avrebbe dovuto essere progressivo e messo a regime da un limite più alto. Quindi bene fa il governo Renzi (anche se mi costa tanto ammetterlo) a non restituire tutto, nonostante le proteste di tutte le opposizioni al completo. Tutti assieme urlano a squarciagola che non si devono toccare i pensionati, tralasciando però che non tutti i pensionati sono uguali e le discriminazioni sono enormi. E questo mi dispiace molto perchè vorrei un centrodestra vicino alla gran parte dei pensionati, cioè quelli che percepiscono mille euro o meno, e schierato contro le pensioni d'oro. Perfino Giorgia Meloni, che propose il taglio di queste, si è mischiata al coro di urlatori che chiede la restituzione completa. Mi sono indignato tantissimo nel sentire dichiarazioni di guerra totale da chi percepisce migliaia di euro di assegno pensionistico e non vuole cedere un euro, sia da destra che da sinistra. E' un atteggiamento vergognoso e da cattolico mi meraviglia il silenzio della Chiesa e del Papa, sempre attenti però all'accoglienza degli immigrati. Dovrebbero seguire le orme del Presidente Mattarella, che finalmente un segnale positivo lo ha dato tagliando i vitalizi del Quirinale. Dal canto suo la Corte Costituzionale ha dimostrato ancora una volta di essere un organismo inutile e dannoso, che emette sentenze in grave ritardo e non sempre coerenti con la Carta. Il sistema pensionistico, che è bene ricordare fu creato da Mussolini, nacque dal sano principio di garantire a tutti i cittadini una vecchiaia dignitosa. Quindi i contributi versati in proporzione al proprio reddito devono avere per fine questo principio fondamentale, garantito dagli articoli 3 e 38 della Costituzione, in base al quale i cosiddetti diritti acquisiti non devono esistere. Che piaccia o non piaccia la Costituzione Italiana è scritta in maniera piuttosto semplice, non occorrono quindi professoroni strapagati per interpretarla. 

   


  

E così la storia si ripete ed il misfatto è compiuto: Benito Renzi, alla stessa maniera dello Zio, è riuscito a fare del Parlamento italiano un bivacco di manipoli. La fiducia posta sull' italicum ha precedenti solo nella legge Acerbo del 1923 imposta da Mussolini.

 

Il duce del 2000 ha ormai portato a termine un progetto autoritario, che ha dell'incredibile per come viene accettato da chi si definisce democratico e che passerà sopra tutte le critiche. Il segretario e capo assoluto del Pd ha iniziato con il famoso "Enrico stai sereno", ha proseguito con l'occupazione di tutte le cariche istituzionali, non ha mai intavolato un dialogo coi sindacati, poi ha cacciato i dissidenti in commissione ed ora impone a forza una legge degna dei più grandi dittatori della storia. E' passato come un rullo compressore su esponenti storici del Pd, come Bersani e la Bindi, così come sugli emergenti Speranza e Civati. La legge elettorale del 1953 fu definita legge truffa dai padri dell'attuale Pd eppure non aveva nulla di antidemocratico, al pari del recente "porcellum". L'italicum è un unicum (scusatemi il latinismo ma rende meglio il senso) che non ha riscontri: in nessun altro Paese democratico governa chi ha appena il 25-30% dei consensi. Senza entrare nei tecnicismi questo è quello che potrebbe accadere con questa legge insensata, che può concedere a chi vince le elezioni per una manciata di voti (come già successo nel 2013) il controllo assoluto del Parlamento. Ma ci sono cose incomprensibili in questa vicenda: la prima è come fanno Renzi ed il Pd a sentirsi così sicuri di vincere le elezioni e come mai vogliano dare una opportunità simile al Movimento cinque stelle, che ha tutte le carte in regole per vincere a sua volta. I "grillini" si stanno opponendo fermamente a questa deriva autoritaria, ma potrebbe realizzarsi il sogno di Grillo di governare da solo. L'altra cosa incomprensibile è la fiducia incondizionata che continuano a  concedere Alfano e gli altri centristi al governo, utili idioti di un dittatorello che per ricompensa non farà altro che dargli una bella pedata nel sedere quando non gli serviranno più. Al pari della minoranza Pd, che non ha il coraggio di opporsi seriamente fino alla rottura. Il tutto si può spiegare soltanto con l'attrazione fatale che esercita la poltrona. In conclusione voglio evidenziare che non esiste una legge elettorale perfetta e l'unico sistema che garantisce stabilità ad un governo è l'elezione diretta del primo ministro, al pari dei governatori e dei sindaci. Se Benito Renzi voleva davvero cambiare in meglio e democraticamente le istituzioni avrebbe dovuto cominciare da qui, cioè dall'articolo Primo della Costituzione Italiana.

Il presidente Mattarella, come previsto, non ha battuto ciglio ed ha firmato questa legge, questa sì una vera porcata, confermando così che l'Italia non è più una repubblica democratica.

 


 Per l'ennesima volta Silvio Berlusconi è stato assolto da una delle tante accuse infamanti, su oltre trenta processi è stato condannato una sola volta e con sentenza palesemente ingiusta. Sono cifre incredibili di una abnorme persecuzione giudiziaria che solo gli avversari politici non vogliono vedere, fino a giungere all'odio e perfino al desiderio di morte. Non tutti per fortuna e voglio porgere un grosso plauso a Michele Emiliano, segretario del Partito Democratico pugliese ed ex magistrato.

 

Queste le sue parole: "voglio porgere le mie congratulazioni a Berlusconi per l'assoluzione, mi pesa un po' perchè è un mio avversario politico...però quando una procura come quella di Milano deve ammettere di avere sbagliato, questa cosa deve indurre tutti, in particolare gli avversari politici, a prenderne atto. Che è comunque una cosa grave, perchè un uomo politico che viene coinvolto in un'indagine di quelle proporzioni  ne ha subito un danno notevolissimo di immagine...Una procura che riceve una assoluzione del genere deve ammettere la sconfitta e scusarsi perchè un Pubblico Ministero non è obbligato a rinviare a giudizio una persona, se lo fa deve sapere di avere un apparato probatorio certo..."  Siccome le sentenze devono per forza essere rispettate ma, secondo me, possono benissimo essere criticate perchè nessuno è infallibile, non potrei  aggiungere altro per commentare questa sentenza. Che, assieme alle altre, dimostra comunque che la maggior parte dei giudici svolge la propria funzione con serietà e rispetto delle leggi. Pur in una situazione giudiziaria complessa e lenta fino all'esasperazione, nella quale magistrati politicizzati fanno la parte del leone. A questi magistrati probabilmente non interessava la sentenza in sè, ma principalmente lo "sputtanamento" (tanto per richiamare il tema del procedimento giudiziario) del primo ministro che in quel momento aveva tanto consenso e la volontà di cambiare davvero l'Italia. Purtroppo hanno centrato in pieno il loro obiettivo, spalleggiati da avversari politici senza scrupolo e da chi cerca solo le poltrone, con grave danno per tutti gli italiani, che comunque in maggior parte se lo stanno meritando. Finchè i cittadini votano i disfattisti capeggiati da Grillo ed i finti riformatori accucciati dietro Renzi, il futuro dell'Italia può essere soltanto nero. Lo dimostrano gli ultimi dati economici, che ci mettono all'ultimo posto nei Paesi del G20, alla faccia delle dichiarazioni soddisfacenti di ministri e premier. Un'ultima considerazione: è significativo come per questo processo, che non avrebbe mai dovuto iniziare, si sia giunti a sentenza definitiva in soli quattro anni, quando generalmente per qualsiasi altro non si sarebbe nemmeno al primo grado di giudizio. Così come la condanna che è giunta in tempi piuttosto rapidi. Questo dice tutto su come la giustizia in Italia funziona e procede spedita solo quando c'è di mezzo Silvio Berlusconi.    


 

 

Ci tocca davvero morire democristiani (e renziani), succubi di quel cattolicesimo farisaico che interpreta i valori cristiani a proprio piacimento o, peggio, come metodo per il raggiungimento del potere. Lo dico da fervente cattolico ed amante della Parola di Gesù Cristo, dalla quale effondono i veri valori di democrazia e libertà e per i quali il protagonista vero è il popolo composto da individui unici ed irripetibili che nell'insieme compongono l'essenza del Popolo di Dio.   

Con l'elezione del 12° Presidente è andata in scena l'ennesima pagliacciata all'italiana, targata Renzi e Partito Democratico, Alfano e Scelta Civica. Dopo ridicole schermaglie si sono tutti riallineati, tanto valeva eleggerlo subito alla prima votazione. Avrebbero fatto una figuraccia meno pessima di fronte al Paese ed al mondo intero. Tutti ora ad affannarsi nel dichiarare di avere eletto una persona degna ed una grande figura istituzionale. Ma Mattarella è stato eletto da un Parlamento illegittimo, insediato grazie ad una legge elettorale che lui stesso ha contribuito a bocciare come incostituzionale. Se davvero è persona "tutto d'un pezzo" e coerente, avrebbe dovuto declinare la candidatura. Si sa però che in Italia di fronte ad una poltrona tutti (o quasi ) si piegano. Anche la sua elezione (come successe anche per Franco Marini al Senato) è macchiata da procedure alquanto strane: in tanti hanno scritto sulla scheda on. Mattarella cosa che, considerando che egli non è onorevole, potrebbe far pensare ad altra persona e quindi sarebbero schede da annullare. Inoltre il neo-Presidente è un pensionato d'oro (come tutti i giudici della Corte ) ed ha bloccato anche la riduzione della pensioni dorate. Il primo ministro, dal canto suo, nel suo delirio di onnipotenza, ha continuato nelle sue "renzate" ed ha occupato tutte le cariche istituzionali, pur non essendo stato eletto da nessuno. Così come fece Prodi nel 2006, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Da uomo solo al comando disse già giorni prima che alla quarta votazione si sarebbe fatto il Presidente, anche da soli perchè lui ed il Pd avevano i numeri per farlo. Grande esempio di democrazia! Così lui, ex democristiano guida un partito a maggioranza democristiana, appoggiato da altri ex democristiani ed ora da un Presidente della stessa origine. Il tutto con il beneplacito della sinistra Pd e di quella di Vendola. Quindi Renzi ora dispone di tre maggioranze: una per il governo, una per le riforme ed una per il Colle. Boh?, chi ci capisce qualcosa è bravo. Il "grande rottamatore" il "grande rinnovatore" ci ha riportati a pieno titolo nella Prima Repubblica, ha rottamato la seconda e la terza Repubblica, e si guarda bene dal cambiare davvero questo nostro povero Paese. Ma se agli italiani va bene così e continueranno a dare la loro fiducia a questi personaggi incoerenti, non si può far altro che accettare questa situazione assurda. Forza Italia ,da parte sua, deve chiamarsi fuori da questa politica schizofrenica e non proseguire nell'errore autolesionista di aiutare il nuovo padrone dell'Italia senza avere in cambio alcunché. Un minimo di dignità vivaddio!


Nove anni di partigianerie ai danni degli italiani: Napolitano lascia dopo un golpe e la nomina di tre premier mai eletti

Andrea Indini - Mer, 14/01/2015 - 18:44 il Giornale

Se ne va. Finalmente. È la fine di un imbroglio lungo nove anni. Il golpe bianco, la nomina di tre presidenti del Consiglio mai eletti dagli italiani, i continui strappi ai danni del parlamento.

 

Giorgio Napolitano se ne va e gli italiani si alzano per una standing ovation. È una liberazione. Con l'ufficilità delle tre lettere consegnate oggi la Repubblica italiana archivia nove anni di battaglie per nulla super partes che hanno visto nel blitz 2011 per cacciare Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi e mettervi Mario Monti il punto più basso di un presidente della Repubblica che non ha mai nascosto la propria partigianeria per la sinistra.

 "Certo che sono contento di tornare a casa!". C’è un che di liberatorio in questa ammissione che Napolitano ha consegnato ieri a una bimba che davanti al Quirinale gli ha chiesto se non gli dispiacesse un po' lasciare un così bel palazzo. Il presidente della Repubblica uscente non ha mai nascosto il peso dell’età e le difficoltà crescenti a portare avanti i"gravosi" compiti richiesti dalla guida del Quirinale. Nelle ultime ore ha ammesso che al palazzo dei papi "sì, si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco"."Quasi una prigione", ha aggiunto forse pensando alla sua amatissima casa al rione Monti dove rientra finalmente oggi dopo quasi nove anni passati al Colle. E a Monti (pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre. Ma la sua prigione è la diventata la prigione di tutti gli italiani. Perché, lasssù al Colle, è stato blindato pure il diritto di scegliere un premier.

Da anni, ormai, gli italiani non possono decidere da chi farsi governare. Dopo aver piazzato Monti, che anziché risolvere lacrisi economica l'ha fatta esplodere rendendola endemica, Napolitano ha fatto il bello e il cattivo tempo affidando il timone dell'Italia a Enrico Letta e a Matteo Renzi.

Ore 10.43, la firma delle dimissioni. Il segretario generale Donato Marra, che per nove anni è stato l'ombra del capo dello Stato, ha fatto la spola tra il Senato, la Camera e Palazzo Chigi per consegnare le attesissime e graditissim (almeno per gli italiani) lettere. Si libera così il Quirinale. E si apre, al tempo stesso, la partita per il dopo Napolitano. "Gli italiani siano sereni per il futuro - ha ripetuto il capo dello Stato - e soprattutto molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici, la sua fondamentale unità".Un addio per nulla formale, solo una breve cerimonia nel cortile del Quirinale. Poi via, con la moglie Clio, a Monti, vicolo dei Serpenti, nel cuore di Roma antica. Gli italiani ne prendono atto, nella speranza che il prossimo non sia partigiano quanto il precedente.


 

Berlusconi: "Con la Flat Tax riparte l'Italia"La proposta di Berlusconi: "Aliquota unica al 20%"

 

Chiara Sarra - Ven, 05/12/2014 - 13:14

 

"Tanti complimenti ai signori Monti, Letta e Renzi e a tutti i loro validissimi collaboratori". Silvio Berlusconi, torna ad attaccare gli ultimi governi in un video pubblicato sul sito di Forza Italia e sulla sua pagina Facebook.  

 

 

 

"Con i tre governi della sinistra negli ultimi tre anni la disoccupazione che con noi era all’8,4% è arrivata al 13,3%, con un milione e centomila posti di lavoro in meno; i consumi delle famiglie sono scesi del 10,7% con 78 miliardi di euro spesi in meno dal 2011; il valore degli immobili è diminuito almeno del 25%. Eccellenti risultati", ironizza il Cavaliere, rilanciando la Flat Tax: "Vogliamo cancellare il complicatissimo sistema attuale di aliquote differenti, di deduzioni, di detrazioni e sostituirlo con un’aliquota unica del 20%", spiega, "In altre parole, ogni italiano - persona e azienda - pagherà il 20% di quello che guadagna, non un euro di più, non un euro di meno. È la Flat Tax, la tassazione piatta che avevo già proposto con il professor Martino nel 1994 ma che mai ci era stato permesso, dagli alleati e dall’opposizione, di realizzare. Da allora 38 paesi l’hanno adottata tutti con ottimi risultati".

 

Il leader di Forza Italia fa il punto della situazione economica del Paese dipingendo un quadro non proprio ottimista: "Sempre più italiani sono preoccupati per il timore di non poter mantenere il loro benessere. La disoccupazione non è mai stata così alta, un giovane su due non riesce a trovare lavoro, la pressione fiscale ha raggiunto un livello mai toccato prima, molte aziende chiudono e quelle che resistono fanno sempre più fatica, sono sempre di più le famiglie che non arrivano alla fine del mese".

 

E la soluzione per lui non è certo "la strada della politica economica seguita finora dagli ultimi governi". 

 

Sono tre i punti cardine della sua proposta: "Primo: meno tasse. Secondo: meno tasse. Terzo: meno tasse. Meno tasse sulla casa, meno tasse su chi lavora, meno tasse sulle imprese. Quello che proponiamo è una rivoluzione del nostro sistema fiscale, che così com’è oggi sottrae agli italiani più della metà dei frutti della loro fatica. La nostra è una proposta semplice, chiara, comprensibile a tutti e facile da applicare". Pagare il 20% per tutto quindi permetterebbe di "non mettere in pericolo l’equilibrio dei conti pubblici" in modo che l'Europa non abbia nulla da ridire. 

"Non solo", continua Berlusconi, "Abbiamo previsto per i pensionati e per chi guadagna meno una No Tax area per i primi 13.000 euro di reddito annuo. Questo significa che chi guadagna al di sotto di 13.000 euro l’anno non pagherà nessuna tassa, chi ne guadagna per esempio 15.000 pagherà le tasse 

 


 

Elezioni regionali: vince l'astensionismo, perde tutta l'Italia, ed anche Renzi ed il Pd, che però cantano vittoria

 

In termini assoluti tutti i partiti perdono voti in riferimento alle precedenti votazioni, quindi il "abbiamo vinto 2 a 0" del presidente del consiglio autoeletto suona come una grossa presa in giro. Anche perchè la disoccupazione al 13,2% raggiunge il record storico, così come la pressione fiscale, ed assistiamo alla recessione del Prodotto Interno Lordo. Nonostante tutto però Renzi mantiene un grande consenso, in termini relativi, pertanto se agli italiani piace così in democrazia occorre accettarlo, anche se ci stiamo rimettendo tutti.

  

 Analizziamo i riisultati in riferimento al 2010:

la coalizione di centrosinistra passa dal 51,92% al 49,7 ed il Partito Democratico perde 322404 voti, ma Sinistra Ecologia e Libertà aumenta da 37698 voti a 38845. 

La coalizione di centrodestra dal 38,31% passa al 29,9 e Forza Italia perde circa 360000 voti, non quantificabile esattamente perchè nel 2010 era in lizza come Popolo della Libertà assieme a Fratelli d'Italia e NuovoCentroDestra. La Lega Nord però perde "soltanto" 55162 voti.

Il Movimento 5 stelle aumenta da 126619 a 159456 voti, però in riferimento alle politiche 2013 perde tantissimi voti come tutti gli altri. Anche la spinta rivoluzionaria di Grillo si è notevolmente affievolita.    

Ma il vero paragone va fatto con le elezioni immediatamente precedenti e non con quelle di cinque anni prima perchè nel frattempo sono accadute tante cose:

si evince quindi che chi può esultare è solamente la Lega Nord di Salvini, che ha raccolto i delusi di Forza Italia e M5s, perchè è l’unico partito che ha aumentato i voti rispetto alle europee di maggio.

Da parte di Forza Italia non penso che la causa principale dell'arretramento siano gli errori di gestione, che pure ci sono, o la presenza di mediocri (come scrive Roberto Matatia), ma la confusione che si è creata in tanti simpatizzanti per l'atteggiamento politico poco comprensibile assunto da Berlusconi e dalla dirigenza. Solo i fedelissimi hanno mantenuto il consenso, come il sottoscritto, anche se la voglia di votare altri era forte. Non si può continuare ad andare dietro a Renzi e Napolitano su una legge elettorale che, oltre che essere sbagliata, non risolverà nessuno dei problemi  quotidiani di ognuno di noi. Anche le poche riforme fatte sono sbagliate e per niente incisive.

 Nessuno può contestare che le elezioni regionali sono state stravinte dall'astensionismo, nonostante Renzi ed alcuni esponenti del Pd si sono subito affannati a cantare vittoria. La situazione è' molto preoccupante non solo per la disaffezione degli  elettori, che in Emilia-Romagna è un fatto davvero eclatante, ma anche (accidenti mi sto veltronizzando) per la farsa di festeggiamenti assolutamente fuori luogo. Infatti chi ha disertato principalmente le urne è la "base rossa anti-Renzi", anche se il primo ministro fa finta di non accorgersene.

Spesso sento dire "non so chi votare tanto sono tutti uguali" e questo è un atteggiamento davvero dannoso perchè innanzitutto occorre informarsi meglio per poter scegliere, poi recarsi alle urne. Capisco la disillusione di tanti elettori, ma il non voto è una reazione sbagliata e lasciare agli altri, anche se pochi, la possibilità di scegliere anche per se stessi è un fatto alquanto deleterio. Se poi aggiungiamo lo sberleffo di chi afferma "abbiamo vinto 2 a 0" pur avendo perso un mare di voti, il quadro è drammaticamente completo.      

Il centrodestra, a cominciare dai filo-governativi di Alfano, deve riappropriarsi delle proprie peculiarità o saranno guai per tutti. All'Italia servono scelte forti, anzi fortissime, altrimenti non usciamo più dal pantano. Piuttosto che proseguire in una situazione stagnante e fuori dalle normali regole democratiche è meglio andare a votare con il "consultellum", poi si vedrà.


 

Dopo un lungo silenzio Silvio Berlusconi torna a parlare e lo fa criticando giustamente La Nato, l'Europa e tutto l'Occidente che minaccia sanzioni contro la Russia e redarguisce Israele aggredita da Hamas.

Tratto da "il Sole 24 ore" del 7 settembre 2014: 

«A causa di una malaugurata carenza di leadership internazionale» si sta assumendo «un atteggiamento ridicolmente e irresponsabilmente sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, che non può non difendere i cittadini ucraini di origine russa che considera come fratelli». Lo ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, a proposito della crisi in Ucraina, collegandosi telefonicamente al raduno dei giovani di Fi, a Giovinazzo (Bari), dove è in corso l'ultima delle tre giornate di lavori. 

«Siamo in angoscia per la profonda crisi dell'economia che va di male in peggio - ha spiegato Berlusconi - e ancor più per la situazione internazionale e per le decisioni dei vertici occidentali, americani, la Nato, i vertici europei che, direi incredibilmente e irresponsabilmente, hanno cancellato e stanno cancellando il grande lavoro e i risultati che avevamo conseguito noi, nel 2002, con il trattato di Pratica di Mare, mettendo fine a mezzo secolo di guerra fredda che ci aveva angosciati». «Ora - ha concluso - a causa di una malaugurata carenza di leadership internazionale, tutto questo viene cancellato con un atteggiamento ridicolmente e irresponsabilmente sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, che non può non difendere i cittadini ucraini di origine russa che considera come fratelli».

Sgomento per la carica di odio dell'Islam 
Nel suo intervento telefonico il leader di Forza Italia ha perorato anche la causa di Isreale, attaccando anche il fondamentalismo islamico: «Provo sgomento per la riesplosione dell'Islam con le sue pratiche feroci e disumane - ha detto - e con la sua carica di odio soprattutto nei confronti di Israele che, stanno tornando a dirlo, deve essere cancellata dalla carta geografica», ha aggiunto Berlusconi, che ha sintetizzato così la situazione in Medio Oriente: «Israele, che è l'unica democrazia del Medioriente, ha reagito ai missili di Hamas e l'Occidente redarguisce Israele per la sua reazione e la invita a ritirarsi dal territorio dei suoi aggressori. Mi sento di dire "in che mani siamo"!».

Da Forza Italia una opposizione responsabile 
Berlusconi ha ribadito la linea di "opposizione responsabile" di Forza Italia: «Noi siamo all'opposizione di questo governo - ha detto - e portiamo avanti i nostri impegni con grande dedizione e senso di responsabilità. Contrastiamo con forza le misure economiche del governo che non ci convincono, diamo il nostro impegno alle modifiche dell'assetto istituzionale necessarie a rendere governabile il Paese»

Combatto per la mia agibilità politica 
Poi il leader di Forza Italia ha rivendicato la sua lotta per la "agibilità politica" compromessa dalla condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset. «Ho combattuto per più di vent'anni per resistere agli attacchi, alle menzogne e alle calunnie che mi sono state rivolte contro, e sto combattendo ancora - ha detto - dopo una sentenza infondata e inverosimile, per riconquistare la serenità, la dignità, il prestigio e la agibilità politica. Sto combattendo ancora dopo vent'anni per la mia libertà e per la libertà del Paese che amo».

Ai giovani: «sarò vostra bandiera, ma serve rinnovamento» 
Dopo aver rassicurato i giovani radunati a Giovinazzo sul fatto che non è sua intenzione uscire dalla scena («Sarò la vostra bandiera nonostante l'età. Noi vecchi combattenti resteremo in campo, non arretreremo di un centimetro»), Berlusconi ha lanciato però un appello al rinnovamento della classe dirigente del partito: «Abbiamo bisogno di voi giovani - ha spiegato - di avervi al nostro fianco per rinnovare Forza Italia, per presentarci agli italiani con facce nuove che vengano dalle fila del lavoro, dell'Università, e non vengano solo dal mestiere della politica. Sta a voi da qui in avanti difendere l'Italia e la libertà, sta a voi far tornare a vincere Forza Italia. Siete la speranza di tutti gli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi»


 

 

Il Senato dice addio a se stesso. Così intitola il Corriere della Sera la trasformazione del Senato approvata con soli 183 voti a fronte dei 226 che teoricamente conta la "maggioranza allargata". Praticamente, dopo millenni di onorata attività, la Camera Alta è stata declassata e privata della sua importanza, al contrario di quanto avviene in tutte le democrazie del mondo. La rivoluzione alla rovescio di Matteo Renzi porterà risparmi irrisori e probabilmente maggiore confusione e minore efficienza. La divisione di compiti delle due camere è sacrosanta ma ancor di più lo è la drastica riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi e privilegi, così come i dipendenti ed i manager pubblici. Il Senato avrebbe dovuto restare "il consiglio superiore dello Stato e delle sue istituzioni. Una riforma magnifica, all'altezza della nostra storia e dei nostri tempi", così scrisse Marcello Veneziani, ed eletto direttamente da chi detiene la sovranità in un Paese democratico: il popolo. La dichiarazione di voto di Augusto Minzolini, in dissenso da Forza Italia, è stata di altissimo spessore civile e morale. La sottoscrivo parola per parola.   


 Sbaragliando ogni sondaggio il Partito democratico si afferma con il 40,8 % ed il Movimento 5 stelle invece di sfondare arretra! Da parte sua Forza Italia si conferma una forza determinante ed il 16,8 % può essere considerato accettabile.Se si somma quella che era la coalizione del 2013 il risultato è lo stesso: il Pd ha recuperato in parte i voti persi verso Grillo ed ha preso anche quelli di Scelta civica, cosa logica dato che è stato il sostenitore principale del disastroso governo Monti. Se gli italiani sono contenti così peggio per loro! E purtroppo anche per noi tutti. Ora come si comporterà il Nuovo Centrodestra? Continuerà a fare la stampella della maggioranza per puri calcoli opportunistici di poltrone od assumerà responsabilità importanti per il bene dell'Italia tutta? Forza Italia è ancora determinante per attuare le riforme utili al rinnovamento che necessità il nostro povero Paese. Ma il Pd cercherà ancora Grillo?


 

 L'improvvisa azione di rinnovo del governo da parte di Renzi e del Pd ha lasciato tutti quanti sorpresi e perplessi. Infatti è un condensato di paradossi, contraddizioni disarmanti, luci abbaglianti ed ombre terrificanti. Eppure le aspettative e le speranze forse superano i timori, solo il tempo chiarirà il dilemma. Per il momento l'aspetto più positivo è che finalmente siamo di fronte ad un'apertura di dialogo fra inconciliabili, sebbene fra i "pidini" i mal di pancia siano irruenti anche se ben nascosti. Le frasi che segnano questi ultimi mesi sono: “con chi dovevo parlare con Dudù?” e “Enrico stai sereno”. Ma il Partito democratico è al cospetto di un bivio senza ritorno e deve per forza non sbagliare: o prende la strada giusta o va verso il nulla. La stessa cosa si può dire del Movimento 5 stelle che è nella stessa situazione ma nel perfetto contrario, ovvero l'altra faccia della medaglia: se il Pd fallirà si accenderà una luce sfavillante per il M5s, se invece Renzi riuscirà a realizzare ciò che promette per Grillo sarà meglio accantonare la spocchia esibita nelle dirette streaming e forse tornare a fare il comico. Paradossalmente chi ha solo da guadagnarci in questa vicenda quantunque entusiasmante è proprio Lui, l'Inossidabile, l'Invincibile, l'Innominabile. Dato per morto da tempo è più vivo che mai e ben saldo in sella all'italico destriero. Il Partito Democratico dopo che per vent'anni è vissuto solo sull'antiberlusconismo ora per sopravvivere deve affidare anima e corpo proprio al Nemico per antonomasia. Dopo aver fatto della democrazia e della partecipazione popolare la propria bandiera ora, per inevitabile necessità, la calpesta con piena imperturbabilità mettendo in piedi il terzo governo non votato dai cittadini. Hanno voluto esaltare le primarie di partito come esempio di democrazia e fatto vanto in ogni dove, poi invece rifiutano quello che è il vero momento più alto di democrazia: il voto politico. Hanno quindi eletto un nuovo primo ministro grazie al voto del  solo 5% del corpo elettorale, un vero e proprio colpo di stato (non cruento ma tale è). Dopo aver rinfacciato per vent'anni a Forza Italia di avere un padre padrone, ora anche il Pd si trasforma in un partito padronale. Infatti il buon Matteo o fa il capo assoluto o la nave affonda, e nessuno vuole annegare. Anche se per l'Innominato ed il centrodestra (quello vero, non NCD) sarebbe molto meglio che il nuovo governo segua le orme dei precedenti, io spero ardentemente che la nave giunga in porto. Pur non condividendo in pieno le riforme presentate ma approvando soprattutto il nuovo clima d'intesa che si è creato, anche se molto forzato ed accettato a denti stretti. Il futuro dell'Italia tutta e degli italiani è al di sopra di ogni interesse di parte. Però l'esordio non è certo dei più edificanti: a parte la pugnalata alle spalle dell'ex amico Letta (che a me non piace ma non meritava un trattamento simile) ed il calpestamento delle regole più elementari delle democrazia (che richiedono il voto popolare per i nuovi governi), Renzi nel suo discorso, pur a tutto tondo e accattivante, non ha spiegato dove troverà i soldi per le cose che vuol fare. Il nuovo premier non ha detto una parola sui veri provvedimenti utili a rimediare le risorse necessarie e che un presunto innovatore dovrebbe mettere al primo punto del suo impegno: il tetto alle pensioni ed agli stipendi pubblici, che oltre a recuperare somme ingenti attirerebbe anche le simpatie di quasi tutti gli italiani. In particolare ha espresso di voler centrare il suo sforzo sull'edilizia scolastica che, oltre a non essere il problema principale dell'Italia, comporta investimenti altissimi difficilmente reperibili. Perfino il tema della legge elettorale, per il Pd fino ad un mese fa il problema dei problemi, sembra aver perso attenzione e probabilmente, ora che non è più in forse la durata dell'esecutivo, subirà rinvii su rinvii per non scontentare Alfano ed i suoi ex democristiani. Spero che Renzi riesca nei suoi intenti ma temo che stiamo per assistere ad un governo a guida ex-Dc che, nella peggior maniera della prima Repubblica, riproporrà vecchi schemi e cercherà soltanto di sopravvivere, pur con la verve del suo giovane capo. Auguri Italia!