Ricordata da Papa Francesco ad agosto nel suo viaggio di ritorno dalla Corea del Sud ed evocata nelle profezie di Nostradamus, ma la sinistra ed il Pd continuano a negarla ed a cercare l'integrazione con un mondo completamente diverso dal nostro. Stiamo rinunciando alle nostre tradizioni culturali e religiose per "non offendere il sentimento degli islamici" e rischiamo di soccombere. 

  

Anche la grande giornalista Oriana Fallaci esternò più volte i suoi moniti contro il pericolo dell'Islam, ma in tanti vogliono ancora negare che sia in atto una guerra di civiltà e di religione. Che dura da quarant'anni, non da oggi. Molto prima dell'11 settembre, anche se non se ne parlava tanto. Quelli del Pd definiscono demagoghi e sciacalli chi ha paura e vuole soltanto difendersi, mentre loro pensano ancora di poter dialogare con l'Islam. Lo fanno solo per interessi elettorali! E poi vanno su facebook ad offendere chi non la pensa come loro! I terroristi si fanno forti perchè sanno che noi siamo buoni e bravi, cioè coglioni! Rinunciamo perfino alle nostre tradizioni religiose per "non offendere il sentimento degli islamici". Li lasciamo anche costruire moschee dove noi non possiamo entrare e quindi non sappiamo nemmeno cosa viene predicato. Più coglioni di così! Se non si arriva a mettere in atto misure drastiche rischiamo davvero grosso. Occorre chiudere le frontiere e non far entrare più nessuno, gli islamici che già sono in Occidente vanno controllati e monitorati uno per uno. Non vedo quale altra soluzione possa esserci, perchè penso che non ci sia da fidarsi nemmeno dei cosiddetti islamici "moderati". Che comunque hanno un'idea della vita e della convivenza civile molto differente dalla nostra. In primo luogo nei confronti delle donne e mi meraviglio che le femministe non aprano bocca su questa discriminazione.   

 

Il modello francese di “integrazione” è fallito: adesso tocca alla destra

di REDAZIONE

lunedì 16 novembre 2015 - 09:39   Secolo d’Italia 

La Francia politica rinnova il patto repubblicano e chiama il Paese all’unità contro il terrorismo. È il senso dell’appello del presidente Francois Hollande che ieri ha consultato i leader di tutti i partiti, fra i quali i due più probabili awersari nella corsa all’Eliseo del 2017, Nicolas Sarkozy e Marine Le Pen. Ma l’unità è un impegno tanto nobile quanto destinato subito a infrangersi, pur senza nulla togliere al senso di responsabilità di queste ore, al consenso per le misure eccezionali di sicurezza e alla reazione forte e composta di tutta la società francese. L’unità di sentimenti è una cosa, l’unità politica è un’altra, come ha subito sottolineato Sarkozy. È nella logica della democrazia e del gioco politico, fisiologicamente esasperato dal sistema elettorale francese.

E’ fallito il modello francese: integrazione laica e repubblicana è solo una favola

Nelle prossime settimane si vota per le Regionali, test che dovrebbe dare la misura di quanto i sondaggi già prefigurano: l’ascesa del Fronte Nazionale, sull’onda degli attentati e della questione immigrazione, il declino del presidente Hollande e della gauche, la forza reale di Nicolas Sarkozy rispetto agli altri rivali della destra gaullista. Il 2016 sarà un anno di campagna elettorale permanente, appunto in vista delle Presidenziali. Ma al di là del gioco politico, sono le questioni più profonde della società francese a creare divisione e ad accentuare le differenze, sia di visione sia di proposta e contromisure. Questioni che non riguardano soltanto i partiti e i loro leader, ma il modello repubblicano nel suo insieme, con la sua cultura laica, i suoi riferimenti istituzionali, i suoi valori messi a dura prova, per quanto oggi ammantati di solidarietà e orgoglio nazionale. Questioni in cui è utile inquadrare anche l’attacco terroristico, scrive “Il Corriere della Sera”.

Il buonismo e l’assistenzialismo sono i principali mali della Francia

Un attacco al cuore dell’Europa, al nostro stile di vita, alla civiltà, ma soprattutto un attacco alla Francia, cioè al Paese più vulnerabile per la dimensione assunta dalle divisioni sociali, etniche, culturali, religiose. L’inchiesta sull’organizzazione degli attentati, oltre a possibili falle nei sistemi di sicurezza, ha messo a nudo l’evidenza di una rete di fiancheggiamento, complicità e proselitismo fanatico che ha le sue radici nelle periferie, territorio off limits per i valori repubblicani, refrattario a tutte le politiche di bonifica che si sono susseguite nei decenni. Nelle periferie si riflettono il fallimento dell’integrazione e della mobilità sociale, le derive razziste, xenofobe, il pregiudizio nei confronti di milioni di musulmani e, per contrasto, il buonismo culturale e la resa a un assistenzialismo costoso e improduttivo.