Notizie - Elezioni: vince il centrodestra!

 

Batosta per Matteo Renzi ed il Partito democratico, il vero vincitore è il centrodestra anche se non lo si vuole ammettere

 Nei 25 comuni capoluogo il centrodestra si aggiudica il maggior numero di sindaci:

Risultati                                  Precedenti    confermati    persi                  conquistati   
Centrodestra  10             4 Cosenza Caserta, Varese,  Latina  Brindisi, Savona, Novara, Isernia, Olbia, Pordenone,  Trieste, Benevento, Grosseto 
Centrosinistra   8             20  Salerno, Ravenna, Rimini,  Bologna, Milano,    Cagliari Brindisi, Savona, Novara, Isernia, Olbia, Pordenone, Trieste, Benevento, Grosseto, Villacidro, Crotone, Roma, Torino, Carbonia  Caserta, Varese
mov5stelle       3        -     Roma, Torino, Carbonia
civiche            4               1  Napoli   Villacidro, Crotone, Latina

 

Il ballottaggio delle elezioni comunali 2016 segna una pesante sconfitta per Matteo Renzi ed il Partito Democratico, già evidenziata nel primo turno. Tenendo conto che andavano al voto i più grandi comuni ed interessava oltre mille comuni in tutta Italia, il dato politico è assolutamente rilevante e nel complesso non è solo interesse locale. Dei 5 grandi comuni il centrosinistra salva a fatica Milano e Bologna, il movimento 5 stelle conquista Roma e Torino. La conquista della Capitale da parte dei grillini è un fatto storico messo in evidenza da tutta la stampa del mondo, ma il centrodestra nel totale ottiene un buon risultato e si aggiudica il maggior numero di comuni capoluogo.

 

Dopo il primo turno per una volta il premier Matteo Renzi, in un improvviso sussulto di onestà politica, abbandona le solite fanfaronate e con viso serio ammette di non avere vinto e di non essere contento. Anche se nei dibattiti politici esponenti del Pd perseverano nella vecchia usanza della sinistra di esultare sempre e comunque all’indomani delle elezioni. La dichiarazione di Renzi seguite ai risultati ufficiali delle elezioni amministrative fa il paio con quella di Bersani tre anni fa, quando ammise di essere arrivato primo ma di non avere vinto. Entrambe sono comunque un modo elegante per nascondere la sconfitta. Tale fu anche quella del 2013 alle elezioni politiche, se si tiene conto che l’allora segretario del Pd avrebbe dovuto vincere facile. Ed anche oggi la sconfitta del centrosinistra è pesante, indipendente da come andrà nei ballottaggi: sui 25 comuni capoluogo il centrosinistra ne governava 19, ne ha confermati solo 5 e ne ha persi 2 ( Benevento e Villacidro). Tutti gli altri andranno al secondo turno, comprese roccaforti rosse come Bologna, Grosseto e Ravenna. Perfino Torino dove doveva riconfermarsi un pezzo da novanta come Piero Fassino. A Napoli non va nemmeno al ballottaggio ed In tanti ballottaggi difficilmente il centrosinistra la spunterà, Roma su tutti. A Milano invece sarà un testa a testa emozionante, come avrebbe potuto essere anche nella capitale se il centrodestra non si fosse diviso. Inoltre c’è un dato di fatto che non viene debitamente messo in risalto: nelle grandi città il Pd vince in centro e fatica nelle periferie. Questo significa che ormai è il partito delle élite e questo è grave per chi una volta rappresentava le classi disagiate.

 

Penso quindi che Renzi ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze, ma temo come sempre che non succederà. Per quanto riguarda il centrodestra ancora una volta si è dimostrato che Berlusconi e Forza Italia sono più vivi che mai, nonostante in tanti ormai li davano per spacciati. La sconfitta di Roma secondo me è da addebitare a Salvini e alla Meloni, infatti Silvio ancora una volta si è dimostrato fedele alla parola data. Purtroppo in politica la coerenza è un pregio raro, in troppi sono pronti a rompere gli impegni presi e cambiare le carte in tavola: a cominciare da Renzi stesso, Verdini, Alfano, Fini e così via. Fino all’esempio locale di Sergio Pizzolante che ha abbandonato definitivamente il vero centrodestra ed è stato l’inaspettato artefice di una delle poche vittorie al primo turno del Pd. Senza la lista civica che fa capo all’Ncd, Gnassi sarebbe andato anche lui al ballottaggio e con esiti molto incerti. Solo a Rimini il partito di Alfano ha numeri a due cifre, nel resto d’Italia lui e Verdini faticano ad arrivare al 2%. Eppure sono determinanti per la sopravvivenza del governo, la vogliamo ancora chiamare democrazia questa congregazione di poltrone? Forza Italia da parte sua, pur calando vistosamente, mantiene anche a Rimini una certa consistenza e non può essere definito “un partito che non esiste più”.  Il paragone col 2011 non regge perché i tempi sono molto cambiati ed i voti sono stati erosi da astri nascenti, lucenti o meno: la maggior parte se li è portati via la lista Pizzolante, un’altra la lista di Camporesi e infine la Lega. Ma quest’ultima è parte importante dell’alleanza di centrodestra e quindi è solo una partita di giro. Comunque Forza Italia è ancora viva e vegeta, chi ha invece grossi problemi è proprio il Pd di Gnassi. Nonostante la locale vittoria, infatti il Pd non ha la maggioranza in consiglio comunale e dovrà sottostare agli umori dei civici di Pizzolante-Alfano. Quindi sembra proprio una vittoria di Pirro, anche se tanto decantata nei dibattiti televisivi.