Ha fallito l'Italia (e gli italiani), non Berlusconi

In questi vent’anni non ha fallito Berlusconi ma l’Italia tutta, che non ha voluto credere alle sue proposte che poi sono di tutti: non si possono tagliare le tasse se non si riduce drasticamente la spesa pubblica e per fare questo occorre un governo che possa operare senza impedimenti giudiziari e senza mal di pancia della maggioranza, ma per fare lavorare bene e velocemente il governo occorre anche snellire le istituzioni.

 

Per chiudere il cerchio occorre senza indugi una profonda riforma istituzionale, altrimenti nessun governo può risolvere i problemi. Altrochè la tanto decantata ed inutile riforma elettorale che fa così chic per acchiappare applausi! Non è abolendo il porcellum che si dà lavoro e pane ai cittadini, che però devono fare per primi la loro parte e non soltanto lamentarsi.

 Il Partito cosiddetto Democratico, pur essendo al momento il primo partito italiano, si sta dimostrando  sempre meno affidabile e sempre meno democratico, ma molto bravo nel farsi del male da solo. Si è ormai ridotto  ad una massa informe composta da odiatori di professione, giustizialisti, masochisti, irresponsabili, asfaltatori, smacchiatori e qualche mosca bianca (tipo Violante e Boccia) che però devono ben presto azzittirsi, pena la cacciata a pedate nel sedere. Andando indietro di questo passo il Pd non farà altro che favorire l’escalation di Grillo e degli amanti del vaffa (questo è il masochismo), ma nel frattempo a rimetterci saranno solo l’Italia e gli italiani (questa è l’irresponsabilità). Perfino il finto sindaco Renzi non è più credibile, esattamente un anno fa disse che se sconfitto alle primarie sarebbe tornato alla sua Firenze ma a me sembra che, fra comparsate in tv e interventi per tutta Italia, in consiglio si sia seduto ben poco. Non capisco cosa si sia candidato a fare per la segreteria del Pd, secondo me avrebbe dovuto farlo, al momento opportuno, solo per la guida del governo. Appurato ormai senza incertezze che il Governo Letta fallirà, a meno di clamorosi colpi di scena, fallirà anche il Pd e quindi il suo neo-segretario. A quel punto si aprirà un’autostrada davanti la marcia del grillini o forse, non si sa mai, l’ennesima resurrezione del Cavaliere, i sondaggi e la grande manifestazione di Roma dimostrano che è ancora più vivo che mai. L’unica alternativa per il Pd era accantonare l’odio viscerale per Berlusconi e procedere velocemente con le scelte ineludibili per il rilancio dell’Italia: taglio delle tasse, taglio drastico delle spese pubbliche, riforma dell’assetto istituzionale e della giustizia. Con una maggioranza così larga io penso che in un anno era possibile fare tutto e, assieme al rilancio del Paese, anche il malcontento che butta legna al fuoco grillino si sarebbe notevolmente affievolito. Non tutte le colpe però sono da addebitare al Pd ma in buona parte agli italiani stessi, principalmente a quelli che si lamentano e poi votano chi non vuole cambiare niente. Perché anche Grillo alla fin fine non porta novità anzi vuole tornare indietro: la difesa della Costituzione, l’opposizione alle grandi opere ed all’euro ne sono la testimonianza. Sia Pd che M5s raccolgono continuamente applausi con frasi ad hoc: in un Paese normale chi è condannato non deve sedersi nelle istituzioni, oppure chi è inquisito deve dimettersi, oppure la legge è uguale per tutti. Tutto vero e giusto ma con una notevole differenza: l‘Italia non è un Paese normale e la legge non è uguale per tutti. Facciamolo diventare un Paese normale ed allora sì che è giusta la decadenza o l’incandidabilità! Significativo è il rilevamento che il 60-62% degli italiani ritiene giusta la decadenza del senatore Silvio Berlusconi, anche se a seguito di una condanna fortemente segnata da remore politiche e non supportata da certezze processuali. In questi vent’anni non ha fallito Berlusconi ma l’Italia tutta, che non ha voluto credere alle sue proposte che poi sono di tutti: non si possono tagliare le tasse se non si riduce drasticamente la spesa pubblica e per fare questo occorre un governo che possa operare senza impedimenti giudiziari e senza mal di pancia della maggioranza, ma per fare lavorare bene e velocemente il governo occorre anche snellire le istituzioni. Per chiudere il cerchio occorre senza indugi una profonda riforma istituzionale, altrimenti nessun governo può risolvere i problemi. Altrochè la tanto decantata ed inutile riforma elettorale che fa così chic per acchiappare applausi! Non è abolendo il porcellum che si dà lavoro e pane ai cittadini, che però devono fare per primi la loro parte e non soltanto lamentarsi.